Viaggio in Andalusia: Cronaca semiseria di un’odissea.

Viaggio in Andalusia

Come vi avevo già detto nel post sulla mia disavventura in Florida, per i viaggiatori l’imprevisto di viaggio è dietro l’angolo. E ogni tanto ci finisco dentro anch’io. Così è stato per questo mio viaggio in Andalusia.

La nostra disavventura, anche questa volta, si è svolta all’inizio del viaggio e come protagonista anche questa volta c’è un volo aereo di mezzo. Un viaggio che era iniziato sotto i miglior auspici prima di imbarcarci. E , a parte questo problema durato circa dodici ore, il nostro viaggio in Andalusia ha soddisfatto in pieno le nostre aspettative. Ma andiamo con ordine.

L’inizio del viaggio in Andalusia: l’arrivo in aeroporto.

Questa volta non c’erano state avvisaglie particolari. Tutto era filato liscio fino al momento del check in. Anzi, siamo tutti entusiasti fino a quando arriviamo al gate d’imbarco.

Per chi lo conosce, il piano terra dell’aeroporto di Treviso è composto da quattro gate. Al nostro arrivo, tutti e quattro hanno voli in partenza in ritardo. Al momento dell’imbarco incontro una ex collega nonchè amica che mi spiega la situazione. Particolare non indifferente: delle quattro code che si stanno imbarcando, un gruppetto di persone ha un volume di decibel esageratamente alto. In tutto l’aeroporto si sentono solo loro.

Urlano, ridono, sbraitano e sono molto su di giri. Il caos proviene da una comitiva di anziani: per parlarsi a mezzo metro di distanza urlano come fossero al mercato del pesce durante le contrattazioni. Essendo l’aeroporto piccolo, le code si mescolano e non capisco su quale volo saliranno. Ma sembra si stiano per imbarcare per Catania. Poco male, ce ne libereremo.

Viaggio in Andalusia

A bordo dell’aereo.

Una volta a bordo, la situazione decibel sembra essersi calmata. L’aereo intanto ha accumulato un’ora di ritardo. Arriva il secondo autobus di passeggeri.

Si aprono le porte dell’autobus e li sento da quando sono ancora in pista. Il volume si alza, la frittata è fatta. Altro che Catania! La comitiva di anziani spagnoli è diretta a Siviglia! Arrivano in aereo come un’orda barbarica, pronta a travolgere tutto e tutti. Le urla riprendono sonoramente, passano tra i sedili sbattendo i loro corpi e i bagagli a mano sui sedili e sulle persone. Sbagliano posto, quindi devono tornare indietro. Per passare, spingono e si incrociano nell’unico corridoio, andando in braccio a quelli già seduti. Metteteci pure che non ci sentono benissimo e che l’aereo è piccolo. Regna il caos più totale.

“Pilly, tu estás aquí!”

“Qué? No te oigo!”

Cazzo sei a mezzo metro!!

“No, ese es mi asiento!”

“No, tú numero es el 35!”

35??? Ma se abbiamo solo 33 file?!

In una conversazione di volo con il mio vicino di posto, questo mi dirà che sono una comitiva di 71 persone e che hanno fatto un viaggio a Venezia! Tutte che urlano, ridono sguaiatamente e sbraitano, ma soprattutto prive di regole. E fortuna vuole che noi, fila 29, ci siamo proprio in mezzo! Loro occupano quasi mezzo aereo: dalla metà alla coda. E nel frattempo, qualcuno inizia a tossire e a diventare rosso fuoco. Bello no?

Una volta che – a fatica – il personale di bordo riporta l’ordine a bordo, è il momento di partire. L’aereo viene spinto nella pista. Si accendono i motori, ultimi controlli, poi si parte.

Viaggio in Andalusia

Il problema al motore numero due.

No, non si parte. Rimaniamo fermi più del solito, l’aereo non si muove. Dopo cinque minuti di attesa, prende la parola il comandante.

“Abbiamo un problema. Si è accesa una spia del motore numero due. Dobbiamo rientrare e verificare il problema.”

L’aereo rientra e ci viene spiegato il problema. Uno degli inversori di spinta non funziona: in pratica all’atterraggio, freni, spoiler e motore numero uno potrebbero non bastare per fermare l’atterraggio dell’aereo. Il controllo dovrebbe durare dieci minuti, perdiamo un’altra mezz’ora. Intanto la comitiva torna a scaldarsi e tutti si alzano in piedi ricreando la situazione precedente.

L’aereo accumula un’ora e mezza di ritardo. Ci rimettono in pista. L’aereo si prepara nuovamente a partire.

“Papà!”

“Si?” è mia figlia Rachele.

“Non voglio partire!”

“Perchè?”

“Ho paura di cadere”.

“Ma no Rachele” intanto il braccio inizia a muoversi per quello che sarà un gesto istintivo “Non cadiamo, se il comandante ha detto che hanno risolto, è risolto” Il braccio finisce in posizione e la mano fa il classico gesto scaramantico degli uomini: tocca i miei gioielli di famiglia. E intanto penso che il nostro viaggio in Andalusia non inizierà mai.

Confermo che ho avuto i sudori freddi a quelle parole. Però ostento ottimismo. Intanto lascio la mano dov’è fino a dopo il decollo.

Il dirottamento a Malaga.

Il volo procede senza problemi. Il più piccolo dorme, la più grandicella ha riposato ma un po’ ma è stanchissima e vuole andare a letto. Manca mezz’ora all’arrivo quando il comandante riprende la parola.

Fatico a capire l’annuncio per colpa della comitiva che è resuscitata dopo aver fatto un riposino rigenerante. Ad ogni modo, il comandante ci annuncia che la pista di Siviglia è chiusa e quindi verremo dirottati su Malaga. All’annuncio, Rachele scoppia a piangere. E’ un pianto più isterico e disperato che di stanchezza. Le spieghiamo che tutto andrà bene e che raggiungerà il suo letto al più presto. Alla fine si tranquillizza.

Ma il meglio di sè però lo da sempre il solito gruppo. All’annuncio in inglese e in italiano fanno un casino della Madonna. Quando l’annuncio è in spagnolo, prima tutti zitti pena il taglio della gola. Poi alla lieta novella del cambio programma, ecco l’anarchia. Molti urlano, qualcuno quasi si mette a piangere, altri corrono su e giù per l’aereo. Se la prendono pure con gli steward e le hostess. Manca poco che tirino giù l’aereo. Un genio si mette pure a telefonare. Alla fine il personale di bordo interviene e gli fa chiudere il cellulare.

Non contenta una signora, che era andata in testa all’aereo, rientra al suo posto ed estrae il cellulare.

“Mari, que haces?!” Gli chiede un’amica.

” Tengo que hacer a una llamada!”

“No se puede utilizar el móvil!”

“Y yo tengo que llamar!”

L’amica alza la voce, la signora col telefono idem. Si trovano a un metro da me. Sembrano due gallinacce. Ad un certo punto la gallina amica prende il cellulare dalle mani della gallina col telefono e gli urla in faccia che “ESTA’ PROHIBIDO LLAMAR!”. Intervengono altri amici che sedano la mezza zuffa nel pollaio.

Abbandona a Malaga.

Atterrati e ripresi i bagagli, iniziamo la ricerca delle informazioni. C’è un solo banco con un’insegna di Ryanair, ma è di una compagnia che gestisce la consegna dei bagagli. Loro non hanno informazioni e nessun responsabile di Ryanair si fa vivo. Non ci sono informazioni, non sappiamo dove andare, cosa fare, come arrivare a Siviglia. Duecento persone si riversano al banco, qualcuno più calmo la prende bene, altri che hanno coincidenze o devono essere al lavoro, sono letteralmente furiosi. La ragazza del banco non sa più che pesci pigliare.

Alle due di notte ci viene detto che alle quattro arriveranno due autobus che ci porteranno a Siviglia. E nel frattempo? Ci si arrangia: Riccardo dorme nel passeggino. Rachele dorme su un letto improvvisato: tre valige sopra il carrello dei bagagli e un asciugamano da spiaggia come coperta. Noi su sulle sedie. Sembriamo dei senzatetto. Ci viene detto che Ryanair ci avrebbe mandato dei voucher per prendere del cibo e dell’acqua, mai ricevuti.

Dormiamo poco e male. Alle quattro e un quarto ci dicono che gli autobus sono arrivati. Tra caricamento dei bagagli, sistemazione passeggeri e attesa, partiamo ben dopo le cinque del mattino. Non ricordo l’ora ma stiamo già dormendo tutti. Alle 8.25 siamo a Siviglia. Ci regaliamo un’abbondante colazione al bar poi siamo in appartamento. Alle 8.48 metto la testa sul cuscino.

Viaggio in Andalusia: pensieri finali.

Prima di addormentarmi penso che il ritardo dei voli non avrebbe influito. Il ritardo causato dal problema al motore invece ci è stato fatale. Se non fosse stato per quello, saremmo arrivati in orario e non starei qui a raccontarvelo. Per dieci minuti non siamo arrivati in tempo e Siviglia ci ha sbattuto le porte in faccia.

Purtroppo è andata così. Il nostro viaggio in Andalusia è iniziato con un’Odissea. Ma siamo sopravvissuti. In tutto questo, menzione d’onore per i miei figli, Rachele e Riccardo: hanno pianto, dormito poco e male, hanno patito un po’ la fame e la sete – abbiamo poi rimediato – ma sono stati sempre dentro le righe. Mi sono ritenuto fortunato. Ho visto molti di peggio.

Viaggio in Andalusia

Se sei arrivato fin qui a leggere ti prego solo di continuare…Lo ritengo importante.

E Ryanair, in tutto questo? Beh semplice, se n’è lavata le mani. Non importa che la gente dovesse andare al lavoro, che ci fossero dei minori, che ci fossero delle coincidenze da prendere. Semplicemente ha pensato bene di nascondersi dietro a una ditta di bagagli o di negarsi nel momento del bisogno, cioè quando si trattava di metterci la faccia. Assistenza e informazioni pari a zero. Non un responsabile, non una mail di scuse, non una telefonata nè un supporto. Solamente grazie per aver volato con noi e arrivederci.

In tutto questo, potrei capire il ritardo, ma quello che non capisco è stata la mal organizzazione o il negarsi:

  • Perchè negarsi e abbandonarci in aeroporto senza assistenza? Abbiamo fatto qualcosa di male?
  • Perchè non provvedere almeno al minimo indispensabile? Costava troppo o dovevamo prenderlo a bordo?
  • Se sai che l’aeroporto di Siviglia chiude ad una certa ora- informazione pubblica e disponibile sul sito dell’aeroporto -, ci sono anche dei lavori in programma e prevedi di non arrivare in tempo, perchè non organizzare subito il transfer anzichè farci attendere?
  • Ma soprattutto, perchè negare le proprie responsabilità??

A questo, la compagnia non ha dato risposta. Ha solo solidarizzato con noi – Ryanair, sai cosa me ne faccio della tua solidarietà?!?!? – . E soprattutto negato qualsiasi rimborso.

Se sei arrivato a queste ultime righe ti ringrazio. Spero tu possa volare con Ryanair, perchè che tutto sommato è ancora una buona compagnia. Ma ho scritto queste righe anche per informarti sul cosa ti potrebbe aspettare in casi simili al mio. E spero tra i lettori ci sia anche qualche dipendente di Ryanair, che possa leggere, capire il disagio che ci hanno causato – nonostante io abbia cercato di buttarla in ridere – e mettersi una mano sulla coscienza – se ce l’hanno – in modo da evitare queste situazioni.

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Author: lucapery

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