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Diga del Vajont: visita, storia e tutte le informazioni utili su come arrivare.

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cosa vedere a maniago

Qualche tempo fa ho avuto modo di visitare la Diga del Vajont: la visita è stata parte di un tour che mi ha permesso di visitare Maniago e altre zone del Friuli Venezia Giulia. È stata un’esperienza unica e toccante.

La diga è un muro di cemento che separa la val Vajont da una parte e uno strapiombo infinito dall’altra, dove in fondo, tra le due pareti a V dei monti si vede un paese. È il paese che ha pagato più di tutti per questa sciagura: Longarone. Lo vedrete camminando lungo il coronamento della Diga del Vajont, in fondo alla valle. La brama di benessere e di denaro dell’uomo lo ha quasi raso al suolo.

La visita alla Diga del Vajont è un’esperienza che tutti dovrebbero fare: permetterebbe di aprire gli occhi su quanto la natura abbia la capacità di ribellarsi e a come si riprenda ciò che è suo.

In questo articolo, oltre a narrarti come visitare le Diga del Vajont, ti racconterò la sua storia, come arrivare e ti darò tutte le informazioni utili per questa esperienza.

Diga del Vajont
La Diga del Vajont

Diga del Vajont: storia di un disastro annunciato.

Lungo la strada della Val Cellina che costeggia la Val Vajont, poco prima di entrare o di uscire dalla galleria, a seconda del senso da cui arrivate, vi capiterà di vedere sempre qualcuno fermo sul bordo della strada a scattare foto ad un muro di cemento armato. Quel muro di cemento armato è diventato tristemente famoso la notte del 9 Ottobre 1963.

Diga del Vajont: le parole mi rimbombano in testa con lo stesso impeto dell’acqua che scende dal fiume o come una cascata inarrestabile. Acqua che trasborda dalle rive, dal letto del fiume, dalla diga stessa.

E quel cartello con tre numeri, una data e una frase a cui manca la domanda finale – “perchè tutto questo?” e a cui non si troverà mai risposta – indica l’inizio del vostro viaggio. Un viaggio non solo attraverso l’opera ingegneristica, ma attraverso la storia della Diga del Vajont stessa.

Diga del Vajont
Cartello a memoria delle vittime del 9 Ottobre 1963

Ma perchè fu costruita?

Considerata una delle più grandi opere ingegneristiche dell’epoca, la diga fu costruita in questa valle perchè con l’annoveramento di più bacini idrici si sarebbe potuto fornire energia elettrica dal Vajont fino a Mestre e Venezia, fondamentale per lo sviluppo industriale del Paese.

Con la promessa di migliori condizioni legate al benessere e posti di lavoro per i locali della valle e in particolare per gli abitanti dei paesi di Erto, Casso e limitrofi, l’opera fu iniziata nel 1957 e terminata nel 1960. Fu eretto un muro di cemento pari a 261 metri d’altezza.

Lo specchietto per le allodole sotto forma di benessere e lavoro nascondeva la vera problematica della costruzione: una roccia non adatta ad ospitare un bacino idrico di tale portata – 115 milioni di metri cubi d’acqua al momento del disastro – .

Fatto ancora più grave, la SADE, società di gestione della diga, nascose i dati e la reale minaccia dovuta alla fragilità delle pareti del bacino idrico. Alla fine del torrente Vajont, secondo il progetto la diga avrebbe dovuto creare quello sbarramento utile per produrre energia elettrica e contenere l’acqua.

Diga del Vajont
Monte Toc

Nonostante gli studi avessero indicato le criticità, alcune frane verificatesi sia in zona che nel bacino idrico – queste di piccola-media entità – e la presenza di una frattura di 150 metri – che poi si estenderà a 2 km – , si decise di andare avanti.

Durante le prove di invaso per il collaudo, l’acqua che avrebe dovuto toccare i 715 metri di altezza si ferma a 710.

La notte del 9 Ottobre 1963, alle 22.39, due chilometri del Monte Toc si staccano e finiscono dentro la diga del Vajont: è il disastro. La montagna causa un’onda tricuspide: la prima punta lambisce i paesi di Erto e Casso e ne distrugge alcune parti, la seconda sfiora Casso e ricade indietro, l’ultima alta 250 metri scavalca la diga e inizia travolgere tutto quel che incontra.

Longarone viene rasa quasi completamente al suolo. L’onda fermerà la sua corsa dopo 48 chilometri!

È una catastrofe senza precedenti.

DIga del Vajont
Longarone

Visitare la Diga del Vajont con una guida esperta.

Ho l’occasione di visitare la diga con una guida alpina di una bravura pari a pochi. Franco Polo, questo il suo nome, ci introduce al Vajont già dal giorno prima.

Siamo nella terra dello scrittore Mauro Corona, terra ancora in parte selvaggia e radicata alle tradizioni del passato. Qui il Vajont ha lasciato i segni. Non solo sulla terra, ma soprattutto sulle persone.

Diga del Vajont
Coronamento della Diga del Vajont

Franco ci narra la storia della diga del Vajont indicandone nomi e responsabili, narrandone la storia come l’avesse vissuta in prima persona e fosse stato presente durante la costruzione e il tragico epilogo.

Il suo coinvolgimento emotivo coinvolge anche noi, ed è tipico di chi la tragedia l’ha vissuta sulla pelle. Per questo vi dico che per visitare la diga del Vajont dovete avere una guida. Perchè chi l’ha vissuta vi saprà dare dettagli che solo pochi conoscono.

DIga del Vajont
Franco ci spiega la storia della Diga del Vajont

La nostra visita inizia da quel cartello con tre numeri, una data, una frase e una domanda che non c’è. Un cartello che sembra quasi ti venga sbattuto in faccia con la forza della rabbia degli abitanti del luogo. Si inizia da qui e si prosegue poi attraverso il coronamento della Diga vera e propria.

A destra lo strapiombo delimitato dal muro in cemento armato in cui si estende il torrente Vajont e si vede Longarone. A sinistra dove una volta si trovava il bacino idrico ora si trova la parte del monte Toc che si è staccata nel ’63.

Sono 270 milioni di metri cubi di roccia. Immaginateli staccarsi a 110 km/h e scaraventarsi dentro un lago che non è abbastanza grande per contenere tutta la roccia che si stacca. Dico solo, si salvi chi può…

Diga del Vajont
Foto della Diga del Vajont

Si cammina lungo il coronamento della diga, sbirciando tra i buchi delle gratte in ferro per ammirare la valle sottostante fino a Longarone oppure quel pezzo di monte Toc staccato dalla montagna

Arrivati alla fine della diga, ci si ritrova sul lato opposto a dove si trovava la postazione di comando, anche questa spazzata via dall’onda. In più tutta una serie di cartelli e insegne con la spiegazione della diga e la memoria.

La visita al bosco vecchio.

Una cosa che però mi ha colpito in modo particolare è come, ancora una volta, la natura sappia rigenerarsi e stupire.

L’onda causata dalla frana ha travolto anche una parte del bosco sopra la parte del monte Toc che si è staccata. Tale onda, finita circa 200 metri più in alto, ha trascinato giù verso il lago molti alberi. Da allora gli alberi sono rimasti com’erano. Alcuni abbattuti, altri piegati, altri ancora sradicati. Nessuno li ha più toccati.

Diga del Vajont
Il bosco vecchio

Terminata la visita alla diga, ci dirigiamo verso il bosco vecchio. Qui ci troviamo all’ombra degli alberi ed assistiamo ad una vero “colpo di mano della natura”. Franco ci fa notare come molti alberi stesi abbiamo sviluppato delle radici che partono verso il basso dai tronchi posti in orizzontale.

L’emblema è il Veliero e si incontra dopo circa una decina di minuti di cammino: è un tronco da cui partono altri tronchi verso l’alto, come fossero gli alberi di una nave.

E sotto si notano le radici verso il basso. Sembra quasi che questo tronco non abbia voluto morire e che si sia rigenerato per farsi beffe del disastro causato dall’uomo. Il tronco si è ripreso la sua vita. Perchè alla fine, la natura si riprende sempre quello che l’uomo le toglie.

Diga del Vajont
Il Veliero

Tra l’altro il Veliero assomiglia molto all’Olandese Volante di Pirati dei Caraibi, la nave di Davy Jones. Guardatelo bene.

La visita termina con l’uscita dal bosco vecchio: davanti a voi si vede il paese di Casso, dietro invece il monte Toc col suo pezzo di montagna mancante.

Una domanda però vorrei farvi: pensate che i responsabili del disastro abbiano pagato quanto meritavano?

Diga del Vajont: come visitare, informazioni utili e consigli per la visita.

Ecco come visitare la alla diga del Vajont: vi lascio alcune informazioni utili e qualche consiglio su come visitarla al meglio.

  • Presentarsi all’ingresso 10 minuti prima dell’inizio della visita
  • Restare sempre col gruppo ed ascoltare le indicazioni delle guide
  • Mantenere la calma e ascoltare le indicazioni degli operatori senza assumere iniziative
  • Usare scarpe da ginnastica o scarpe comode
  • Non gettare rifiuti e oggetti dalla diga
  • Non fumare
  • Evitare la visita se si soffre di vertigini o crisi di panico. Informare la guida in caso di malessere.
Diga del Vajont
Monte Toc

Come prenotare la visita alla diga del Vajont.

Se volete prenotare la vostra visita al Vajont e alla diga, qui al link che vi lascio la potete prenotare. Potete scegliere la data e l’ora in cui visitarla. Ricordate però che durante l’inverno la visita è sospesa. Costo di 7€ gli adulti e 4.50€ i ridotti.

Come arrivare alla diga del Vajont

Per arrivare la diga del Vajont potete farlo in auto tramite due vie:

  • Dall’autostrada A27 uscite a Cadore-Dolomiti, poi prendete la SS51 fino a Longarone, quindi la SR 251 direzione Erto e Casso e Diga del Vajont
  • Dall’autostrada A28 uscite a Cimpello e proseguite per Spilimbergo-Sequals-Maniago, arrivate fino a Maniago e da Montereale Valcellina prendete la SR251 direzione Barcis, Cimolais, Erto e Casso, Diga del Vajont.
Diga del Vajont
Casso

Se invece volete mangiare in zona vi suggerisco la Trattoria Julia a Erto.

Bene, credo di avervi detto tutto sulla visita alla diga del Vajont, sulla storia e sul disastro. Se volete scoprire altre meraviglie sulla regione del Friuli Venezia Giulia, come il Castello di Duino, il Castello di Miramare e la grotta di Gigante o la grotta di Pradis, cliccate sul link che vi riporterà ai post che ho scritto su questa meravigliosa regione.

Post in collaborazione con Ecomuseo Lis Aganis, che ha organizzato il blog tour assieme ad altri colleghi giornalisti e blogger. Grazie anche al Comune di Maniago, all’ufficio Turistico di Maniago, al consorzio dei Produttori di Pitina IGP e alla Diga del Vajont.

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4 Comments

  1. La natura credo sempre si prenda ciò che è suo. Con calma e pazienza, ma con più forza di prima. e l’uomo continua a non capirlo.

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  2. Una storia triste che merita di essere raccontata da chi l’ha vissuta. Sentirete l’emozione.

    Rispondi
  3. La storia del Vajont la conosco perché più volte ho letto e visto speciali su quel disastro. Tuttavia penso che sentirla da una guida locale sia sempre speciale e quindi se dovessimo passare di lì seguiremmo volentieri i tuoi consigli!
    P.s. le dighe a me fanno sempre un po’ paura!

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  4. Sarei curiosa di saperlo ma temo di immaginare la risposta. Il problema grosso è che spesso tendiamo a cancellare, a rimuovere pezzi di passato che invece sarebbe utile raccontare e raccontare ancora. Bella la storia del Veliero…la natura non la fermi.

    Rispondi

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