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Diga del Vajont: visita e storia di un disastro annunciato.

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Diga del Vajont

C’è sempre qualcuno che la fotografa. Lungo la strada della Val Cellina che costeggia la Val Vajont, poco prima di entrare o di uscire dalla galleria, a seconda del senso da cui arrivate, vi capiterà di vedere sempre qualcuno fermo sul bordo della strada a scattare foto. Ma secondo me scattare qualche foto a quel muro di cemento divenuto tristemente famoso la notte del 9 Ottobre 1963 ha senso se visitate la diga. La diga del Vajont non dice nulla senza conoscerne la storia. E soprattutto dovete sentirla raccontare da chi ci mette anima, cuore e l’ha vissuta in prima persona.

Diga del Vajont

E’ un muro di cemento con la val Vajont da una parte e uno strapiombo infinito dall’altra, dove in fondo, tra le due pareti a V dei monti, si vede Longarone. Il paese che più di tutti pagò per la sciagura e la brama di benessere e di denaro dell’uomo.

Diga del Vajont

Diga del Vajont: le parole mi rimbombano in testa con lo stesso impeto dell’acqua che scende dal fiume o come una cascata inarrestabile. Acqua che trasborda dalle rive, dal letto del fiume, dalla diga stessa. E quel cartello con tre numeri, una data e una frase a cui manca la domanda finale – “perchè tutto questo?” e a cui non si troverà mai risposta – indica l’inizio del vostro viaggio. Un viaggio non solo attraverso l’opera ingegneristica, ma attraverso la storia.

Le foto fatele solo se avete possibilità di fare una visita alla diga con la guida. Perchè fermare la macchina e fotografare il muro grigio non ha quasi senso. Una guida vi aprirà gli occhi e allora tutto avrà un altro significato. Io ho avuto la fortuna di visitare la diga. E di capire.

Diga del Vajont

Diga del Vajont: storia di un disastro annunciato.

Considerata una delle più grandi opere ingegneristiche dell’epoca, la diga fu costruita in Val Vajont perchè con l’annoveramento di più bacini idrici si sarebbe potuto fornire energia elettrica dal Vajont fino a Mestre e Venezia, fondamentale per lo sviluppo industriale del Paese. Con la promessa di migliori condizioni legate al benessere e posti di lavoro per i locali del Vajont, la diga fu iniziata nel 1957 e terminata nel 1960. Fu eretto un muro di cemento pari a 261 metri d’altezza.

Lo specchietto per le allodole sotto forma di benessere e lavoro nascondeva la vera problematica della costruzione: una roccia non adatta ad ospitare un bacino idrico di tale portata – 115 milioni di metri cubi d’acqua al momento del disastro – . Fatto ancora più grave, la SADE, società di gestione della diga, nascose i dati e la reale minaccia dovuta alla fragilità delle pareti del bacino idrico. Alla fine del torrente Vajont, secondo il progetto la diga avrebbe dovuto creare quello sbarramento utile per produrre energia elettrica e contenere l’acqua.

Diga del Vajont

Nonostante gli studi avessero indicato le criticità, alcune frane verificatesi sia in zona che nel bacino idrico – queste di piccola-media entità – e la presenza di una frattura di 150 metri – che poi si estenderà a 2 km – , si decise di andare avanti.

Durante le prove di invaso per il collaudo, l’acqua che avrebe dovuto toccare i 715 metri di altezza si ferma a 710. La notte del 9 Ottobre 1963, alle 22.39, due chilometri del Monte Toc si staccano e finiscono dentro la diga del Vajont, causando un’onda tricuspide. La prima punta lambisce i paesi di Erto e Casso e ne distrugge alcune parti, la seconda sfiora Casso e ricade indietro, l’ultima alta 250 metri scavalca la diga e inizia travolgere tutto quel che incontra. Longarone viene rasa quasi completamente al suolo. L’onda fermerà la sua corsa dopo 48 chilometri!

DIga del Vajont
Longarone

Diga del Vajont: come visitarla e cosa vedere.

La nostra visita è l’ultima tappa di un lungo tour che mi ha portato alla scoperta del paese di Maniago e i suoi dintorni. Visitiamo la diga con la nostra guida, una guida alpina di una bravura pari a pochi. Franco Polo, questo il suo nome, ci introduce al Vajont già dal giorno prima. Siamo nella terra dello scrittore Mauro Corona, terra ancora in parte selvaggia e radicata alle tradizioni del passato. Qui il Vajont ha lasciato i segni. Non solo sulla terra, ma soprattutto sulle persone.

Diga del Vajont
Sulla Diga

Franco ci narra la storia del Vajont indicandone nomi e responsabili, narrandone la storia come l’avesse vissuta in prima persona e fosse stato presente durante la costruzione e il tragico epilogo. Il suo coinvolgimento emotivo coinvolge anche noi, ed è tipico di chi la tragedia l’ha vissuta sulla pelle. Per questo vi dico che per visitare la diga del Vajont dovete avere una guida. Perchè chi l’ha vissuta vi saprà dare dettagli che solo pochi conoscono.

DIga del Vajont

La nostra visita inizia da quel cartello con tre numeri, una data, una frase e una domanda che non c’è. Un cartello che sembra quasi ti venga sbattuto in faccia con la forza della rabbia degli abitanti del luogo. Si inizia da qui e si prosegue poi attraverso la diga vera e propria.

A destra lo strapiombo delimitato dal muro in cemento armato in cui si estende il torrente Vajont e si vede Longarone. A sinistra dove una volta si trovava il bacino idrico ora si trova la parte del monte Toc che si è staccata nel ’63. Sono 270 milioni di metri cubi di roccia. Immaginateli staccarsi a 110 km/h e scaraventarsi dentro un lago che non è abbastanza grande per contenere tutta la roccia che si stacca. Dico solo si salvi chi può…

Diga del Vajont

Si cammina lungo il coronamento della diga, sbirciando tra i buchi delle gratte in ferro per ammirare la valle sottostante fino a Longarone oppure quel pezzo di monte Toc staccato dalla montagna

Arrivati alla fine della diga, ci si ritrova sul lato opposto a dove si trovava la postazione di comando, anche questa spazzata via dall’onda. In più tutta una serie di cartelli e insegne con la spiegazione della diga e la memoria.

La visita al bosco vecchio.

Una cosa che però mi ha colpito in modo particolare è come, ancora una volta, la natura sappia rigenerarsi e stupire.

L’onda causata dalla frana ha travolto anche una parte del bosco sopra la parte del monte Toc che si è staccata. Tale onda, finita circa 200 metri più in alto, ha trascinato giù verso il lago molti alberi. Da allora gli alberi sono rimasti com’erano. Alcuni abbattuti, altri piegati, altri ancora sradicati. Nessuno li ha più toccati.

Diga del Vajont

Terminata la visita alla diga del Vajont, ci dirigiamo verso il bosco vecchio. Qui ci troviamo all’ombra degli alberi ed assistiamo ad una vero “colpo di mano della natura”. Franco ci fa notare come molti alberi stesi abbiamo sviluppato delle radici che partono verso il basso dai tronchi posti in orizzontale.

L’emblema è il Veliero e si incontra dopo circa una decina di minuti di cammino: è un tronco da cui partono altri tronchi verso l’alto, come fossero gli alberi di una nave. E sotto si notano le radici verso il basso. Sembra quasi che questo tronco non abbia voluto morire e che si sia rigenerato per farsi beffe del disastro causato dall’uomo. Il tronco si è ripreso la sua vita. Perchè alla fine, la natura si riprende sempre quello che l’uomo le toglie.

Diga del Vajont

Tra l’altro il Veliero assomiglia molto all’Olandese Volante di Pirati dei Caraibi, la nave di Davy Jones. Guardatelo bene.

La visita termina con l’uscita dal bosco vecchio: davanti a voi si vede il paese di Casso, dietro invece il monte Toc col suo pezzo di montagna mancante.

Una domanda però vorrei farvi: pensate che i responsabili del disastro abbiano pagato quanto meritavano?

Diga del Vajont: informazioni utili e consigli utili per la visita.

Per la visita alla diga del Vajont, vi consiglio quanto segue.

  • Presentarsi all’ingresso 10 minuti prima dell’inizio della visita
  • Restare sempre col gruppo ed ascoltare le indicazioni delle guide
  • Mantenere la calma e ascoltare le indicazioni degli operatori senza assumere iniziative
  • Usare scarpe da ginnastica o scarpe comode
  • Non gettare rifiuti e oggetti dalla diga
  • Non fumare
  • Evitare la visita se si soffre di vertigini o crisi di panico. Informare la guida in caso di malessere.
Diga del Vajont
Monte Toc

Come prenotare la visita alla diga del Vajont.

Se volete prenotare la vostra visita al Vajont e alla diga, qui al link che vi lascio la potete prenotare. Potete scegliere la data e l’ora in cui visitarla. Ricordate però che durante l’inverno la visita è sospesa. Costo di 7€ gli adulti e 4.50€ i ridotti.

Come raggiungere la Val Vajont

Per raggiungere il Vajont e la sua diga potete farlo tramite due vie:

  • Dall’autostrada A27 uscite a Cadore-Dolomiti, poi prendete la SS51 fino a Longarone, quindi la SR 251 direzione Erto e Casso e Diga del Vajont
  • Dall’autostrada A28 uscite a Cimpello e proseguite per Spilimbergo-Sequals-Maniago, arrivate fino a Maniago e da Montereale Valcellina prendete la SR251 direzione Barcis, Cimolais, Erto e Casso, Diga del Vajont.
Diga del Vajont
Casso

Se invece volete mangiare in zona vi suggerisco la Trattoria Julia a Erto.

Bene, credo di avervi detto tutto sulla visita alla diga del Vajont. Se volete scoprire altre meraviglie sulla regione del Friuli Venezia Giulia, cliccate sul link che vi riporterà ai post che ho scritto su questa meravigliosa regione.

Post in collaborazione con Ecomuseo Lis Aganis, che ha organizzato il blog tour assieme ad altri colleghi giornalisti e blogger. Grazie anche al Comune di Maniago, all’ufficio Turistico di Maniago, al consorzio dei Produttori di Pitina IGP e alla Diga del Vajont.

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