Viaggio a Cuba e l’Avana, istruzioni per l’uso. Consigli e suggerimenti dall’Isla Grande.

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“A Cuba, tutto è proibito e tutto è possibile!”. Non cercate di capire questa frase e quindi non cercate di capire Cuba. Perchè Cuba è il paese delle contraddizioni. Cuba non si riesce a capire – non la capiscono nemmeno i cubani… – . Cuba si vive e basta! Complice un viaggio stampa organizzato con l’Ente del Turismo Cubano per i 500 anni della Capitale e in collaborazione con Non Solo Turisti, mi sono recato per una settimana nell’Isla Grande. Doveva essere un viaggio stampa, e in parte lo è stato, ma è stato pure un workshop fotografico assieme ad un fotografo professionista, dove ho avuto modo di scoprire il lato umano del popolo cubano. Ecco allora alcuni consigli e suggerimenti per un viaggio a Cuba. Se state pensando di recarvi qui, allora vi consiglio di leggere attentamente di seguito.

Un paese dai forti contrasti.

Come vi ho già anticipato, a Cuba i contrasti sono fortissimi. Si tratto di uno stato con economia socialista, dove tutti dovrebbero essere uguali, ma alla fine non è così. Gli stipendi però sono uguali più o meno per tutti, si vai dai 25 ai 30 dollari mensili, senza distinzione di professione. Questo è lo stipendio ufficiale. C’è poi un secondo stipendio, quello che ognuno si guadagna da sé, tramite varie attività quali musica, vendite varie, taxi più o meno autorizzati e servizi più o meno riconosciuti. Non è raro trovare Medici che fanno le Guide Turistiche, Ingegneri che fanno i Camerieri, Fisici che fanno i Baristi. Tutte professioni onorevoli, senza distinzione del titolo di studio, ma trovo giusto segnalarvelo per mettere a nudo come a Cuba sia davvero difficile campare e ci si debba adattare.

Un altro contrasto che salta subito all’occhio è come la povertà sia a pochi passi dal centro. Nonostante l’Avana Vieja sia stata tirata a lucido per i 500 anni, sia stata restaurata nelle vie principali e nelle quattro piazze più importanti, tutto il resto è rimasto immutato. Ti aspetteresti di trovare zone molto ben tenute e case di gente benestante. Invece non è così: le strade che incrociano le vie principali dell’Avana Vieja sono dissestate e un po’ sporche, piene di buche e pozzanghere d’acqua lurida. Le case sono cadenti, con l’intonaco e gli infissi scrostati. Ma la gente non perde il sorriso e la voglia di vivere resta intatta. Girare per le sue strade è comunque bello perchè ti mette in faccia una realtà davvero unica.

Viaggio a Cuba

La gioia e la fierezza del popolo Cubano. Il lato umano.

Se vi apprestate a partire per un viaggio a Cuba, vi informo che c’è molta povertà, ma non c’è miseria. La gente, sebbene viva in case dissestate, povere e senza tecnologia, conserva sempre l’allegria e la fierezza. I Cubani sono fieri della loro unicità. Sono un popolo gioioso e sorridente, dove la musica riempie parte della vita quotidiana. In moltissimi ristoranti trovate sempre una piccola orchestrina composta da quattro o cinque musicisti che rallegrano la serata. Ovviamente si aspettano sempre la classica propina durante la serata: un membro del gruppo passa con il cappellino tra la gente a richiedere almeno 1 CUC per l’allegria trasmessa.

Per non parlare poi del ballo, una cosa che i Cubani hanno proprio nel sangue e che usano spesso tra la gente per conoscere e socializzare. Quello che ai Cubani non manca mai è il sorriso: non ho trovato una persona che non me ne abbia dispensato uno. Eppure di ricchezza materiale non ne hanno. Gli occhi sono profondi, sinceri e appartengono a gente che deve vivere alla giornata, in condizioni precarie. Ma non importa, i Cubani sono felici con quello che hanno, perchè a loro basta. Tutto il resto è in più. E un sorriso risolve molti problemi.

Sorrisi a L'Avana

I Cubani sono anche un popolo molto “alla buona”, ossia non hanno fretta. Qui tutto si svolge a ritmi molto rilassati. La fretta è cattiva consigliera e i cubani seguono il consiglio alla lettera. Se vi state preparando a un viaggio a Cuba, munitevi di pazienza, molta pazienza, e sappiate che qui organizzazione e velocità non vanno di pari passo. Specie se dovete avere a che fare con la burocrazia. Cambiamenti di programma, improvvisazioni, cose non dette e date per scontate, cose scontate per noi occidentali ma assolutamente inesistenti per i cubani. Ed è inutile che vi incazziate o minacciate o che altro. Inutile che proviate a capire, Cuba non si capisce, Cuba si vive. Quindi adattatevi.

Giusto un esempio: dovevano darci il visto stampa per poter accedere a certi luoghi. Mai arrivato. Il giovedì mattina ci portano all’ufficio della stampa straniera. “Cinque minuti e abbiamo tutto!” Ci dicono. La cosa si protrae per due ore, molti di noi non hanno con sé il passaporto, nessuno ha le foto e il tour della giornata doveva essere già iniziato. Ma perchè non farlo prima quando avevamo due giorni liberi? O dall’Italia? Ah no scusate, inutile chiedere perchè… tanto la responsabilità non si sa di chi sia e quindi fuori la pazienza e quando si finisce si va a fare il resto del tour. 🙂

Viaggio a Cuba. Un paese libero da internet ma a pagamento ed accesso limitato.

Quando dico che Cuba è un paese libero da Internet intendo dire che non è internet-dipendente. Le restrizioni nella rete però sono ancora forti. Su certi siti – americani per esempio, ma anche italiani – ho avuto difficoltà con la navigazione.

Cuba è libera dalla rete. Nel senso che non si può navigare ovunque. Per poter navigare, a meno che non decidiate di usare la vostra rete dati con costi spaventosamente alti, ci si collega tramite gli hotspot. Hotspot che trovate in hotel, ristoranti, ma anche nelle piazze principali. Sono pochi gli hotel e i locali che offrono connessione Wifi gratuita. La connessione in generale è a pagamento.

Avete due opzioni: la prima è quella di acquistare una propria SIM con Cubacel o ETECSA al costo di 40 CUC. Poi vi dovete pagare la connessione. La seconda opzione è quella di usare gli hotspot Wifi acquistando la connessione in diversi punti vendita o negli hotel e navigare. La connessione costa 1 CUC all’ora.

Controindicazioni e difficoltà all’uso.

In questo secondo caso le controindicazioni sono tre: gli hotel spesso applicano un ricarico di almeno 50 cent di CUC all’ora per la vendita. Se volete evitare il ricarico, allora vi potete recare nei punti vendita, ma spesso le code sono interminabili, anche di due o tre ore per l’acquisto della connessione. E spesso succede che le ricariche finiscano a breve. Questo perchè, e questo è il punto tre, qualcuno acquista connessioni in blocco per rivenderle a prezzo maggiorato- e come vi dicevo prima, questo rientra nel secondo stipendio, quello non ufficiale.

La connessione però non è sempre ottimale. Ricordate sempre certe restrizioni sui siti e tenete conto che a volte internet si pianta, non scarica, non carica e diventa lento in generale, specie in certe ore della sera, quando gran parte della gente si collega. Comunque i social Facebook, Twitter, Instagram e la messaggistica di Telegram e Whatsapp funzionano .

Il mio consiglio comunque è quello di acquistare la connessioni in Hotel. Connessione che se acquistate nella vostra struttura non potete usare in altri hotspot.

Tutto sommato, l’ho trovato un fatto positivo: si gira molto più liberi senza aver l’obbligo di postare sui social. Si fa tutto a posteriori. Almeno ci si gode di più il viaggio.

Quanti soldi cambiare e come comportarsi con la moneta elettronica in un viaggio a Cuba.

Una cosa che vi tornerà molto utile per un viaggio a Cuba è sapere che esistono due monete: il Peso Cubano e il Peso convertible, quest’ultimo conosciuto come CUC. Il peso cubano è utilizzato dai locali e difficilmente i turisti ne entreranno in possesso. Il CUC invece è la moneta che usano sia turisti che i locali. Per fare 1 CUC occorrono 25 Pesos Cubani. Cercate di entrare subito nella logica e quando vi comunicano un prezzo chiedete sempre se si parla di CUC o pesos, sennò rischiate di rimanere fregati col cambio. Altra cosa importante: se un cubano vi dà il prezzo in dollari, sappiate che sta parlando di CUC. Questo perchè il CUC è agganciato al dollaro.

In generale, per intenderci:

1 Dollaro americano = 1 CUC = 25 pesos Cubanos.

Dollari e cambio. Consigli spassionati.

Nonostante il CUC sia agganciato al dollaro in rapporto 1 a 1, se decideste di avere la malsana idea di portare con voi dei dollari e cambiarli, sappiate che vi aspetta una bella mazzata. Per una legge nazionale, è prevista una commissione del 13% sul cambio dei dollari – prima era al 20% -. Quindi se andate con 100 Dollari, vi daranno 87 CUC. Piuttosto portate euro, una moneta più forte dove riceverete qualche CUC in più. Per cambiare i vostri euro o lo fate in aeroporto agli sportelli automatici, oppure nel vostro Hotel – quasi tutte le strutture cambiano soldi.

Sconsiglio infine di cambiare euro in CUC per strada. Quelli che vi proporranno il cambio sono i cosiddetti Jineteros, dei truffatori che vi daranno si il cambio reale, ma vi rifileranno i Pesos Cubani anzichè CUC, facendovi perdere 25 volte il valore reale della moneta. I Pesos e i CUC si somigliano molto e quindi attenzione a quello che fate.

Bancomat e carte di credito.

L’economia Cubana si fonda prevalentemente sulla moneta contante. Oltre a sconsigliare i dollari per motivi di cui sopra, vi consiglio caldamente di venire nel Paese con una buona scorta di euro in contanti. Il problema grosso che potete avere a Cuba è quello di trovarvi senza soldi a metà soggiorno.

Purtroppo i bancomat, anche se presenti nelle città più importanti, sono spesso soggetti a problemi di linea, lunghe code ma soprattutto ad una limitata quantità di denaro erogabile, che finisce molto presto. Può capitare di girare più sportelli e non riuscire a prelevare per mancanza di soldi o troppa coda. Potete anche prelevare con le carte di credito, ma i problemi che si pongono sono sempre gli stessi del bancomat.

Anche i pagamenti sono altrettanto difficoltosi perchè in molte attività commerciali – ristoranti, negozi, locali, alberghi – non hanno il POS, o la carta non gira o il circuito non viene accettato. Per questo consiglio i contanti.

Le catene di alberghi più grosse o di standard elevato invece accettano la moneta elettronica quasi sempre. Ovviamente se optate per la soluzione alberghiera il costo della struttura è elevato. Se alloggiate in una casa particular – le case private – allora accettano solo contanti e vi costano circa 30€ al giorno.

Cambiate a poco a poco!

Vi consiglio anche di cambiare i soldi a poco a poco, in quanto trovarvi a fine soggiorno con troppi CUC può crearvi dei problemi. Non tutti accettano di cambiare CUC in Euro e dovete farlo all’aeroporto, rischiando code interminabili. L’informazione principale che mi preme darvi però è che non è consentito far uscire CUC dal Paese. Alla frontiera, se doveste trovarvi con troppi CUC da cambiare e decideste di uscire dal Paese con gli stessi, andrete in contro al sequestro della moneta. E’ una misura protezionista da parte del governo Cubano – in questo modo il Governo evita di dover riemettere moneta e ne guadagna col cambio – ma vale la pena farsi due conti sul cambio e sulla gestione dei propri soldi per non incorrere in certi problemi sopra elencati.

La questione embargo. Un paese ancora indietro di 50 anni.

Prima di partire per questo viaggio a Cuba pensavo che l’embargo fosse finito. Invece non è affatto così. L’embargo, che si era allentato con l’amministrazione Obama, è più vivo che mai. Se Obama aveva riallacciato i rapporti con Cuba, riaperto l’ambasciata, ristabilito i voli diretti, permesso i viaggi delle navi crociera e disteso i rapporti, ci ha pensato Trump a far ritornare tutto indietro di vent’anni. Dal 2016 il personale diplomatico è stato ridotto drasticamente, i permessi per gli USA restano difficili, il turismo dagli States all’Isla Grande viene scoraggiato, l’embargo resta attivo e forte, forse più di prima. Niente Coca Cola o Mc Donalds, poche carte di credito, poche facilitazioni per le imprese estere e che hanno a che fare con gli USA – bisogna sempre passare attraverso un terzo Stato. Insomma, non è tutto rose e fiori.

Che Guevara

Lo Stato Cubano è ovunque.

Non è comunque facile fare qualcosa a Cuba. C’è pochissimo privato e moltissimo pubblico, con lo Stato sempre ed ovunque onnipresente. Lo Stato controlla praticamente tutto: stampa, tv, informazione, economia, scuola, turismo e tutti gli altri settori. Inoltre esistono anche molti controlli tra la gente. Molto spesso mi sono sentito osservato quando puntavo per scattare. E soprattutto in certi luoghi, considerati sensibili, non è ammesso fare foto – edifici governativi, sedi della polizia o Statali – . Davanti al Campidoglio, per esempio, sono stato allontanato dalle guardie perchè avevo il treppiede. Anche se avevo il pass della stampa estera.

Però l’embargo e tutte le difficoltà create dal Governo USA ai Cubani ha fatto sì che Cuba forgiasse uno spirito ed una capacità di adattamento unico, che rende il Paese unico nel suo genere.

Come muoversi a l’Avana in un viaggio a Cuba: i colectivos.

Ci sono tre modi per girare l’Avana. Il primo è a piedi. Dal quartiere di Vedado fino a l’Avana mi sono mosso spesso a piedi lungo il Malecón. L’alternativa è il Coco Taxi che generalmente vi chiede 5 euro per portarvi a spasso. Quello che vi suggerisco invece è il Colectivo. E’ un taxi che prendete spesso in compagnia di altre persone – cubani o turisti – in cui potete negoziare il prezzo. Evitate i taxi gialli che non negoziano e pretendono un prezzo alto. I Colectivos si caratterizzano per essere o le macchine storiche tipicamente cubane oppure delle auto mezze disastrate come le vecchie Fiat 127 o le 128 (ma ve le ricordate? 🙂 ). Le auto storiche sono per lo più adibite a taxi e a L’Avana è difficile trovare qualche auto degli anni 50 che non sia taxi.

Viaggio a Cuba

La questione smog in città.

Non essendoci la benzina ma solamente il gasolio, delle auto spesso si mantiene tutto invariato tranne il motore. Questo spesso è un vecchio Diesel. Dimenticate le norme Euro 4, Euro 5 o Euroqualsiasialtronumero, perchè qui non esistono norme antinquinamento per le auto. Spesso si gira coi finestrini abbassati – non c’è aria condizionata – e se avete un’altra macchina davanti, preparatevi ad essere invasi dal suo fumo. Vi assicuro che se non fumate è la volta buona che iniziate.

Viaggio a Cuba

Una città molto sicura.

Piccola premessa: l’Avana conta 2 milioni di abitanti ma la parte più frequentata è quella che si affaccia sul Malecón e va verso l’interno. In particolare, i tre quartieri più frequentati sono Avana Vieja, Avana Centro e Vedado.

Il primo è il quartiere più turistico della città con le quattro piazze – Plaza Vieja, Plaza de La Catedral, Plaza de Armas e Plaza san Fracisco de Assisis – e quello rimodernizzato, specie per l’arrivo della celebrazione dei 500 anni dell’Avana. Il secondo è quello più autentico, con le strade disastrate, i mercatini di strada e la vita più vera. Vedado invece è il quartiere moderno e di recente costruzione e che stanno ampliando.

Sebbene ci sia molta povertà, non ho mai avuto la sensazione di essere in pericolo. Mi è capitato di girare per le vie di giorno ma anche di sera, per strade buie e nascoste, che fossero popolate di gente o senza nessuno, da solo o in compagnia. Ho ricevuto solo sorrisi e saluti. La gente si è sempre dimostrata cordiale e disponibile. Al massimo mi hanno chiesto qualche CUC per i figli o di far loro una foto in modo da poter poi ricevere qualche centavos di CUC. Logicamente non mi sento di dirvi che la delinquenza a Cuba non esiste, ma resta comunque uno dei posti più sicuri del Centro e Sud America.

Sorrisi

Viaggio a Cuba: il turismo sessuale. Un fatto – tristemente – vero.

Inutile nascondersi dietro a un dito. Il turismo sessuale a Cuba c’è. Al di là di molte coppie italo-cubane, dove la differenza di età era piuttosto marcata – vi garantisco che in aereo c’erano molte coppie in cui la differenza era minimo di 20 anni tra lui e lei – e a cui voglio credere che sia un matrimonio d’amore, mi è capitato di conoscere persone che si recavano a Cuba anche per il mare, ma il motivo principale era solo uno. Preferisco non giudicare queste scelte, ognuno fa le sue, però la cosa mi dà da pensare.

Nell’ultimo viaggio in taxi verso l’hotel conosciamo due spagnoli, entrambi quasi settantenni. Parlando con loro ci dicono che alloggiano in una casa particular e per uno dei due questo è il 31esimo viaggio a Cuba! Un vero amante di Cuba oserei dire…E’ l’occasione giusta per visitare una casa particular e ne approfittiamo. L’amante di Cuba ci dice che opta per la casa particular per un solo motivo. “Así no tengo problemas con las chicas!“. Infatti, dice che qui può fare quello che vuole senza che gli impediscano di portare una ragazza a casa, mentre se fosse in albergo andrebbe in contro a grossi problemi.

Non so cosa pensare: è uno schifo, un divertimento da ambo le parti o una necessità di due persone? Perchè purtroppo la triste realtà è questa. Inutile girarci attorno. Lungi da me a promuovere questo tipo di turismo, però mi sembrava giusto anche parlarne.

Cuba resta unica ed è una terra bellissima.

Comunque, dal mio primo e ultimo viaggio a Cuba pensavo di trovare un paese cambiato. Invece non è così. Le restrizioni applicate dagli americani fanno si che ancora il Paese sia ancorato agli anni ’50-60. Logicamente si sta evolvendo ma la strada è ancora molto lunga. Pian piano uscirà anche Cuba da questo suo guscio. Ma ad oggi, ho trovato uno spirito invariato e un lato umano davvero profondo, e che è stata la cosa che più mi è piaciuta. Cuba ha delle caratteristiche uniche e non so ancora quanto dureranno. Vi consiglio quindi di fare un viaggio a Cuba il prima possibile, perchè negli anni prima o poi qualcosa cambierà.

Plaza Vieja

Viaggio a L’Avana per i 500 anni della Capitale.

In evidenza

Alcuni viaggi non si rifiutano mai, nemmeno se ci sei già stato una, dieci o cento volte. Ci si torna e basta. A maggior ragione quando il luogo in questione è unico al mondo. E’ il caso di Cuba. Complice il cinquecentesimo compleanno della Capitale, sarò inviato e rappresentante per Non solo Turisti a l’Avana. Per festeggiare il compleanno di questa vecchia signora, ci saranno una serie di eventi e manifestazioni . Non vedo l’ora di iniziare questo viaggio a l’Avana.

Viaggio a l'Avana
© Pixabay

Viaggio a l’Avana: un’attesa lunga dodici anni. E due mesi.

Sono passati dodici anni dalla prima volta. E la prima volta non si scorda mai. Ricordo quella volta quando mi proposero Cuba – io volevo andare in Repubblica Dominicana – : non ne ero del tutto convinto. Sono tornato con l’idea che Cuba sia uno dei paesi più incredibili, contraddittori ma più assurdamente belli del mondo. La storia che trovate a Cuba non la trovate da nessun’altra parte nel mondo. Specie per il lascito della rivoluzione. Quello che ha lasciato qui, aiutata dall’embargo imposto dagli States, non lo trovate in nessun’altro luogo. Dodici anni dopo il mio primo viaggio, mi si è ripresentata l’occasione di andarci. Potevo rifiutare? Certo che no.

Cuba
© Pixabay

L’occasione si è ripresentata a Settembre, due mesi fa circa, quando Marco Allegri, blogger e fondatore di Non Solo Turisti, propose l’idea di andare a Cuba per un press tour. All’inizio non ero molto convinto. Poi, i pezzi del puzzle – lavoro e famiglia in particolare – sono andati al loro posto. Il risultato è stato un magnifico quadretto con l’Isla Grande come risultato finale. Dopo aver comunicato la nostra adesione, le notizie hanno iniziato a giungere sporadicamente, facendo aumentare l’impazienza e anche la rassegnazione. Sembrava fosse saltato tutto. Poi, con grande calma da parte gli organizzatori, solo due settimane prima della partenza ci hanno comunicato che era fatta. Adesso ci siamo. Da domani il viaggio a L’Avana inizia.

Che cosa mi aspetto da questo mio secondo viaggio a Cuba.

Intanto mi aspetto di conoscere persone nuove e di divertirmi. Ma la cosa che più mi incuriosisce è vedere quali sono stati i cambiamenti. Purtroppo l’embargo non è ancora terminato, ma anzi con il governo Trump le sanzioni si sono inasprite. Spero comunque di trovare un turismo civile ma non troppo di massa. Credo invece di trovare lo stesso spirito cubano, accogliente e festoso.

Viaggio a l'Avana
© Pixabay

Avremo 4 giorni di tour organizzato e da programma non sono affatto male. I primi 2 giorni invece saranno liberi. E vorrei organizzare qualcosa coi miei compagni di viaggio. Vedremo dove andare e cosa vedere. Mi piacerebbe tornare a Trinidad, la cittadina coloniale con le strade acciottolate, ferma ancora al 1850, dove si gira ancora a dorso d’asino. Ma mi ispira anche la provincia di Viñales.

Trinidad
Trinidad de Cuba © Pixabay

Io intanto mi metto comodo e provo a godermi il volo, sempre se la paura di volare non prende il sopravvento.

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Viaggio a l'avana
La Habana © Pixabay

Come vedere le cascate del Niagara, le cascate più famose del Nordamerica.

Ultima tappa del nostro tour Canadese. Si concluderà alle Cascate del Niagara, che non potevo certo saltare. Sebbene siano il luogo più turistico di tutto il Canada – lo scoprirò in seguito -, la visita andava comunque fatta. Anche perché l’avevo promessa alla mia piccola e non potevo più tirarmi indietro.
Niagara

Avevo già deciso tutto su come andare da Toronto alle Cascate del Niagara. E quindi quando mi chiedono come ci arriviamo rispondo con la risposta che mi ero preparato da tempo: “Non lo so!” – Praticamente sapevo di non sapere -. Stupore tra i presenti mentre io sorrido. Se per tutto il viaggio avevo organizzato a tavolino come muovermi tra le varie città, qui non sapevo come sarei giunto fino a destinazione. Ero stanco di programmare e organizzare. Spazio all’improvvisazione. Ci avrei pensato quando sarei stato a Toronto.

Come raggiungere le cascate del Niagara.

E quindi una sera, mentre ero nel mio bell’ appartamento a Toronto, mi metto a cercare i biglietti del treno, dell’autobus e il costo di un’auto. Le soluzioni sono molteplici. Così opto per la soluzione che non avevamo ancora utilizzato: l’autobus. Ci rechiamo il giorno prima della partenza alla stazione Toronto Coach Terminal, poco fuori downtown, e chiediamo informazioni al banco della Greyhound, compagnia di bus molto diffusa in Nord America.

Chiedo il costo di quattro biglietti per Niagara Falls. La bigliettaia mi guarda e non capisce. Ripeto: N-I-A-G-A-R-A. No, forse sbaglio: Naiagara! “Oh! You want Nàigra Falls!”. Si quelle là! Brava ciccia! Capisco quindi che la mia pronuncia non è così buona e la signora, che aveva capito benissimo dove volevo andare, trova un modo gentile per correggermi. Acquisto quattro biglietti da Toronto a Niagara e altri quattro da Niagara all’aeroporto Toronto Pearson International.

Il giorno dopo, con stracci e bagagli, siamo a bordo. I bus della Greyhuound sono comodi, confortevoli, dotati di wifi che non sempre funziona e talvolta soggetti a ritardi. Arriviamo all’orario stabilito a destinazione, al terminal che si trova in periferia delle cittadina da cui le cascate prendono il nome.
Dopo una lunga serie di appartamenti, era giunta l’ora di utilizzare un hotel. Premesso che opto nove su dieci per l’appartamento, – qui vi ho spiegato il perchè – questa volte la scelta ricade sull’hotel, uno tra i più economici di Niagara. Vi parlerò poi di costi, ma non vi nascondo che è stata una pessima scelta. La camera non era nulla di eccezionale ma la colazione era proprio scarsa.

Cascate del Niagara, una piccola Las Vegas.

Se gli USA hanno Las Vegas come luogo di perdizione e gioco d’azzardo, in Canada si può affermare che la città più simile a Sin City sia proprio Niagara. Al di là delle cascate, di naturale non c’è niente altro. Sono sorti alberghi di tutti i tipi, ma solo in pochi hanno rinunciato alla possibilità di avere un casinò al suo interno. Sono per le più strutture fatiscenti che di notte sono illuminate di mille colori. La stessa via centrale di Niagara è caratterizzata da giostre e case dell’orrore.

L’unica vera alternativa naturale si trova al di fuori della città, ed è la zona vinicola, dove è facile organizzare un tour enologico della zona: grazie all’azione mitigatrice dei laghi, la zona si presta alla produzione del vino. In città si sussurra che Niagara sia “For newlyweds and almost deads” – per novelli sposi e quasi defunti. Effettivamente si notano molte comitive di anziani e coppie in luna di miele. In numero minore si vedono anche le famiglie coi bambini, ma da queste parti si stanno attrezzando anche per loro.
Niagara
Il tipo di turismo qui è “mordi e fuggi“: una notte in hotel, una visita di un paio d’ore e poi si possono salutare definitivamente le cascate. Ovviamente il turismo di questo tipo si presta a prezzi molto elevati.

Cosa vedere a Niagara.

L’attrazione principale sono le cascate, manco a dirlo. Tre salti d’acqua di 52 metri di altezza: due sul lato Americano, la American e la Bridal, e una sul lato Canadese, la Horseshoe. Se le americane sono più limpide, perchè l’acqua scorre via e quindi si può vedere il salto per intero, quella canadese è più bella e scenica ma ha una nuvola di umidità che staziona proprio di fronte il salto d’acqua, non permettendone l’intera vista. Vedere le cascate da Niagara Parkway, la strada che costeggia il fiume Niagara, è il modo migliore e anche quello più economico.

Ci sono altri modi di vederle, ma sono a pagamento: uno è quello di vederle da sotto, attraverso una scalinata. L’altra è con una barca da circa settanta posti, percorrendo il fiume a ritroso e ammirando le americane di lato e la canadese di fronte. Due modi diversi di ammirare la forza dell’acqua.

La parte migliore però è di sera, quando dei fasci di luce illuminano le cascate con varie tinte, colorandole anche coi colori dei rispettivi stati di appartenenza. Le insegne colorano la via principale, illuminando bar, casinò, ristoranti e giostre. Le cascate, oltre che visibili nei modi che vi ho elencato precedentemente, si possono visitare anche in elicottero oppure dall’alto di una torre. Inoltre potete lanciarvi da una zip line che arriva fino a un centinaio di metri dalla cascata canadese.

La questione costi alle cascate del Niagara.

Immagino che molti di voi vorrebbero visitare le cascate, che siate sia sul lato canadese che su quello americano. Per raggiungerle da Toronto e da Niagara all’aeroporto Pearson Interntional il costo è di 70 dollari a tratta con Greyhound. Se non avete fretta va bene l’autobus, ma se dovete prendere un aereo o avete poco tempo allora ve lo sconsiglio perchè a volte i ritardi possono essere non indifferenti – 1 ora per arrivare al Pearson. Ci sono anche dei treni, ma sono soggetti a cambi, oppure prendetevi un’auto a noleggio – sconsiglio vivamente di guidare a Toronto.

L’albergo.

L’albergo ci è costato 130 dollari per una notte, con colazione veramente povera – uova, bacon, pancakes e pane tostato. In altri hotel statunitensi e canadesi ho speso meno e avuto di più. E soprattutto, abbiamo dovuto attendere fuori dalla sala colazione perchè non c’era posto disponibile – hotel da circa 100 camere, sala colazione da 15-20 posti. I prezzi sono conseguenza del tipo di turismo e quindi molto elevati. Parliamo di 200-300 dollari a notte. Spulciate per bene se cercate un hotel.

I costi per le cascate.

Infine i costi per vedere le cascate stesse. Gratuito da Niagara Parkway, se volete vederle da sotto attraverso la scalinata i prezzi partono da 20 dollari a persona, altrimenti se volete vederle con la barca, il costo è di 40 dollari gli adulti e 35 i bambini. La zip line invece 60 dollari. Il volo in elicottero costa 130 dollari a persona. Se volete risparmiare qualcosa, potete acquistare uno dei tanti pass che combinano più attrazioni. Oppure, cosa ancora migliore, fate click qui e utilizzate una delle tante escursioni organizzate da Civitatis.

Il cibo invece, a seconda di cosa mangiate, va da 5 a 10 dollari in più a piatto – circa. Vi suggerisco però, di andare al Rainforest Cafè giusto per fare un pranzo diverso e sentirvi in mezzo ad una giungla pluviale, osservati dagli animali.

Nonostante siano turistiche, immense e costose, le Cascate del Niagara restano una tappa imperdibile per chi è in tour a est nel nord America. Fatelo con le dovute accortezze.
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Le 10 cose da vedere a Toronto. Itinerario di due giorni.

Dopo avervi dato qualche utile indicazione su Toronto col post precedente, credo sia ora giunto il momento di dirvi cosa fare o cosa vedere quando sarete nella città più importante dell’Ontario e forse del Canada intero.

Prima di iniziare, vi devo confessare che anche qui ho avuto una piccola (dis)avventura, dovuta alla mia saccenza da Signor SottuttoIoTantoSonoDiCasa. Effettivamente avevo studiato e memorizzato la mappa – purtroppo non avendo internet sul cellulare le cose si complicavano – sapevo esattamente dove’era la meta finale e come arrivarci a piedi. Quello che non arrivo ancora a mettermi nella zucca, piuttosto, è il fatto che le metropoli non hanno le dimensioni dei nostri paesotti di provincia. E quindi quello che nella mappa sembra dietro l’angolo, nella realtà è si dietro l’angolo, ma a chilometri di distanza.

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Come raggiungere il nostro alloggio.

Scesi dalla fermata della metro di Dufferin, mi ritrovo subito a fare testa o croce per decidere in che direzione andare. Sbaglio senso – ovviamente – ma dopo pochi metri e grazie ad una mappa esposta sulla strada, noto il puntino “You are here“. Non resta che fare subito dietrofront e dirigerci nella direzione corretta. Cammineremo per un quarto d’ora e 2 chilometri per raggiungere la casa di Lisa, la ragazza uruguayana che ci ospiterà. Arrivo tutto accaldato dal peso delle due valige e quasi stremato. Dopo i convenevoli e le informazioni, nel primo attimo di tempo libero prendo l’iPad ed esclamo “Certo che Lisa poteva anche scrivere con quali mezzi pubblici arrivare all’appartamento, sulla sua pagina di AirBNB”. Guardo e magicamente le indicazioni su come arrivare coi mezzi pubblici ci sono.

Silvia: “Avevi guardato ieri sera come arrivare?”

Luca: “Avevo guardato l’indirizzo”

Silvia: “E avevi guardato anche le indicazioni dei mezzi pubblici che Lisa aveva scritto nella pagina?”

Luca: “No!”

Silvia: “Ecco, bravo. Sei sempre il solito c..”

Luca “Hai ragione!”. Fine della discussione. Metti in saccoccia e porta a casa.

A Toronto abbiamo passato 3 notti, si può dire che il primo giorno lo abbiamo utilizzato per esplorare la zona residenziale in cui alloggiavamo. Gli altri due li abbiamo usati per esplorare le zona più turistiche ma anche interessanti della città.

Old Toronto.

1)Il Distillery District.

Il Distillery district fa parte di Old Toronto, quella parte della città da cui tutto ebbe inizio. Se Old Toronto la potete riconoscere dagli edifici color rosso, il Distillery district lo potrete notare da lontano sia per gli edifici che per la ciminiera utilizzata una volta dai produttori per fabbricare gli alcolici. In particolare, nel 1800, la Gooderham and Worts era il maggior produttore di alcolici del Canada intero e raggiunse il massimo splendore nel 1860. Quando venne chiusa, il quartiere fu quasi abbandonato a se stesso ma fu riqualificato all’inizio del 2000. Ad oggi, il Distillery District è molto frequentato dai turisti ed è sede di ristoranti, bar, negozi e studi d’arte. Probabilmente è uno dei migliori luoghi da dove iniziare la vostra esplorazione della città.

2) Old Toronto

Se il Distillery District si trova proprio all’estrema periferia orientale di Toronto Vecchia, il vero cuore di Old Toronto sono gli edifici di colore rosso che ad oggi sono contornati dai grattacieli moderni di DownTown. Il mio consiglio è di godervi il panorama architettonico della città ed il contrasto tra nuovo e vecchio, che sinceramente non stona affatto.

3) St Lawrence Market

Toronto Vecchia è sede del mercato più antico e famoso della città, il St. Lawrence Market. Lo potete riconoscere facilmente dall’edificio che lo ospita e che ne porta il nome. Il mercato non si è sempre svolto qui, ma è sempre rimasto comunque dentro la zona vecchia della città, cambiando sede per svariati motivi – tra i quali un incendio all’edificio che lo ospitava in passato. Il mercato, frequentato sia dai locali che dai turisti, è sede di molte bancarelle e banchi di frutta, verdura, carne ma a anche souvenir, oggetti per la casa e qualche ristorante. Al piano di sotto invece si trova una zona per lo più dedicata allo street food degli altri paesi. In particolare, vi trovate ristoranti dedicati al cibo cinese e a quello greco, giusto per citarne due – non perdetevi le Loukoumades, frittelle ricoperte di miele e cannella. Ah, dimenticavo, è chiuso il lunedì mattina.

Entertainment District.

4) La zona degli sport e del divertimento.

Toronto, come vi ho già a detto, sento molto l’influenza degli, sente dell’influenza americana in molti campi. Uno di questi campi è quello dello sport. Avendo poche squadre, i campionati principali delle discipline più popolari si svolgono anche in terra americana e ospitando le stesse squadre d’oltre confine. In particolare, nella zona dell’Entertainmant District, potete trovare: l’Air Canada Centre, la tana dei Toronto Raptors di Basket NBA e dei Toronto Maple Leafs di Hockey NHL – di quest ultimi trovate le statue dei giocatori più famosi all’esterno dell’arena – e il Roger Centre, lo stadio dei Toronto Blue Jays di Baseball MLB. Oltre a questo potete visitare anche l’acquario. Per raggiungere la zona da Old Toronto, potete camminare tra i grattaciali di DownTown, passeggiando col naso all’insù per ammirare i grattacieli.

5) La CN Tower.

Il simbolo indiscusso di Toronto. La CN Tower, dall’alto dei suoi 553 metri, è nata come antenna per le comunicazioni televisive nazionali, ma ben presto è passata ad essere la principale attrazione turistica della città. La sua inconfondibile silhouette nello skyline Torontoniano ne ha fatto ormai un “must see” e chiunque si rechi nella capitale dell’Ontario, non può non fare una tappa qui. Il costo del biglietto è 38 dollari per gli adulti e 28 per i bambini. All’interno, prima di salire in alto, potete farvi un giro tra i negozi e i ristoranti. A portarvi in alto ci sarà un ascensore.

I 553 metri fanno riferimento alla punta della torre, voi vi fermerete un centinaio di metri prima. Due sono i livelli visitabili, uno con le vetrate a separarvi dal vuoto, l’altro con è all’aperto e separato da una recinzione metallica. In cima alla torre ci sono delle particolarità: il ristorante 360, un ristorante che ruota su se stesso e che vi darà una vista a 360° sulla città. Il pavimento in vetro, dove potrete avere l’impressione di camminare sul vuoto. Infine , per i più temerari e con pagando un supplemento, il terzo livello. Si trova sopra il livello con le vetrate. Un istruttore vi imbragherà e vi legherà con una corda di acciaio. Arriverete fino al bordo e vi sporgerete nel vuoto, sostenuti solo dalla corda coi piedi sulla torre. Tanta adrenalina, ma non fa per me.

6) Una passeggiata lungo il lago Ontario.

Una passeggiata rilassante ammirando fronte a voi le placide acque del lago Ontario è quel che vi ci vuole dopo aver visto tutto quello che vi ho elencato precedentemente. Alle vostre spalle, potrete ammirare il Toronto skyline. Dal waterfront partono le barche per le Toronto Islands, piccole isole che si ammirano in giornata, da dove potete godere della migliore vista dello Skyline. Il mio suggerimento è quello di ammirarlo di sera, con la CN tower e i grattacieli illuminati.

7) THE PATH.

Ha il primato di essere il centro commerciale sotterraneo più esteso del mondo. Così come a Montreal, anche Toronto ha la sua faccia nascosta per permettere agli abitanti di sfuggire al rigido inverno canadese e di godere della città. Qui i chilometri di tunnel sono circa 30, ma per lo più sono un unico centro commerciale. I tunnel passano sotto gli edifici e si collegano alla metro, in modo che chi si reca al lavoro non passi all’esterno ma vada dalla metro all’ufficio passando da THE PATH. Oltre a questo, ci trovate negozi, supermercati, ristoranti, bar, banche, agenzie e tutto quello di cui avete bisogno. E non è solo un unico livello, si arriva anche a tre o quattro piani, il tutto ovviamente al coperto.

8) Una camminata lungo le vie principali.

Abbiamo girato in lungo e in largo per Toronto, ma le vie che più mi hanno colpito sono state due. La prima è stata Yonge Street, forse la via più importante. Vi si affacciano grattacieli ma anche locali. La strada mi ricorda molto le foto che ho visto su New York, dove i yellow cab sfrecciano tra due ali di folla. Qui i taxi sono arancioni con linee verdi, ma rimane la folla, composta in gran parte da uomini in giacca e cravatta. L’altra via che mi ha colpito è stata Queen street. Passerete di fronte all’Old city Hall building, e successivamente a quello nuovo, il City Hall, caratterizzato da un’insegna col nome della città.

Il City Hall ospita il Governo dell’Ontario, spostatosi qui dopo che l’Old è stato dichiarato obsoleto. Proseguendo sempre su Queen Street, arriverete in una zona molto giovanile, favorita anche dalla presenza dell’università. Questa parte di Queen street mi sembra molto adatta alla vita notturna, caratterizzata anche dalla presenza di negozi, diciamo così, “insoliti”.

9) Chinatown

Un salto a ottomila chilometri di distanza, semplicemente girando l’angolo. I cartelloni pubblicitari e le insegne passano dall’inglese al cinese al coreano. Chinatown, ovunque voi siate, non ha bisogno di tante presentazioni. Potrebbe sembrare sempre la stessa, ma immergersi nella cultura cinese è sempre una bella esperienza, che vi darà un assaggio di Cina, se progettate come me di andarci un giorno.

Quando camminerete per Chinatown vedrete, oltre alle già citate insegne, gli anziani venditori che lavorano la loro merce, in particolare frutta e verdura. L’odore del fritto e del cibo vi penetrerà nelle narici. I tipici vestiti cinesi o la roba “made in China” esposta all’esterno dei negozi avranno dei prezzi stracciati. Quello che più mi colpisce è un negozietto che vende pesce essiccato. Impossibile resistere più del tempo di una foto. La puzza è tremenda, e il pesce non è neanche sto bel vedere. Meglio allontanarsi di fretta.

10) Kensington Market.

Un piccolo richiamo a Londra, ma non ha nulla a che fare con la Kensington londinese e i suoi garden. Piuttosto qui la similitudine va a Camden Town. Anche qui girano personaggi un po’ strampalati, vestiti con le camice larghe ed i capelli colorati. I negozi sono anche questi un po’ diversi dal solito. Ce ne sono di tatuaggi, di chitarre, di abbigliamento militare. Oltre ai soliti bar, luogo d’incontro dei giovani. La zona, anche se particolare, merita di essere visitata.

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Se le seguissi non mi dispiacerebbe 😉

Toronto, istruzioni per l’uso. Considerazioni, qualche consiglio e opinioni sulla città più americana del Canada.

Me l’avevano descritta come brutta, grigia e fredda. Mi sono trovato a visitare una città bellissima, con temperature miti e gente calorosa, in un’esplosione di colori tra i suoi vari quartieri. Toronto è molto più della capitale economica del Canada. È una città dalle mille attrazioni, una metropoli cosmopolita e multilingue a due ore di autobus dal confine americano.

Sembra una sorta di isola felice Americana in terra canadese, affacciata sul lago Ontario, poco lontana dagli States ma di proprietà del Canada. Sebbene ad ogni angolo troviate la bandiera bianca e rossa con la foglia d’acero al centro, l’influenza statunitense qui è fortissima. Negli sport, nel cibo, nella lingua, lungo le strade. Potrete pensare che sia solo una città composta da grattacieli e strade disposte a scacchiera, con DownTown cuore delle attività commerciali e tutto il resto “è noia”. No, Toronto va ben oltre la classica metropoli nordamericana con fast food, businessman in giacca e cravatta e traffico congestionato.

Toronto

Ci abbiamo passato tre giorni, percorrendola in lungo e in largo. L’idea era quella di stare due giorni e il terzo affittare per l’ennesima volta un auto e andare a vedere la Bruce Peninsula. Mi hanno fatto cambiare idea per visitare a fondo la città. Ne è valsa la pena.

Come raggiungere la città di Toronto e come muoversi.

Trovandoci a oltre cinquecento chilometri di distanza, a Montreal, l’idea – folle – che mi era passata per la mente era di affittare un’auto dal primo all’ultimo giorno e percorrere i 1800 km del mio viaggio canadese, con riconsegna nell’aeroporto di ritorno: presa in Quebec, restituzione in Ontario. Costo totale: circa 1200€ circa. Una follia vera e propria. E avrei pure scoperto che l’idea dell’auto a Toronto non sarebbe stata una genialata, visto che i parcheggi in centro sono scarsi e soprattutto, quelli a pagamento, molto cari.

CANADA

A Toronto in treno.

Cercando un’alternativa per arrivare a Toronto, mi imbatto in VIA Rail, sito della compagnia ferroviaria canadese, che per 80€ ci porterà da una città all’altra. Prenoto così quattro posti. A viaggio concluso posso assicurarvi che, nonostante tutte le lamentele e le rimostranze che possiate avere nei confronti di Trenitalia, le ferrovie canadesi non sono minimamente paragonabili alle nostre.

In uno stato con le dimensioni del Canada ti aspetteresti treni rapidi, puliti ed efficienti, magari conditi con l’Alta Velocità. Invece i treni sono datati, sporchi – o meglio, è presente la moquette, che per quanto la si pulisca non viene mai ben pulita – e costantemente in ritardo. In più non sono nemmeno comodi. Vi assicuro che farsi un viaggio di cinque ore e mezzo – sei col ritardo – col culo appiattito dal sedile e accompagnato da continui scossoni a destra e a sinistra, non è proprio il massimo della vita. Anche il panorama, per lo più composto da pianura e alberi e non dalle montagne innevate dell’ovest o dalle praterie sterminate, non aiuta granché. Il tutto quindi può risultare abbastanza noioso. Benedetta Alta Velocità italiana che ti porta rapidamente alla meta.

Un lato positivo in tutto questo però c’è: non esiste che arrivi in stazione, ti carichi il bagaglio e sali. In Canada, prima di salire sul treno, si effettuano tutte le procedure di imbarco come quando state per salire su un aereo. Controllo documenti, peso e registrazione bagaglio, check in e salita a bordo.

Toronto

Come muoversi in città.

Una volta arrivati a Toronto, darete per scontato che possiate muovervi in Metro. Non è proprio così. Non siete ne a New York ne a Parigi o altrove: se là il numero di linee è a due cifre, qui dovete accontentarvi di poco. Ce ne sono quattro in tutto. Di positivo c’è che tutte le fermate sono dotate di wifi gratuito, accessibile liberamente senza registrazioni. Di negativo è che la metro non raggiunge molti dei luoghi di interesse, e quindi vi dovrete muovere con mezzi alternativi, sempre pubblici. Il più usato è e rimane l’autobus, dove un’intricatissima rete di collegamenti vi permette di raggiungere ogni angolo della città. Preparatevi però, perchè non sarà facile capire quale autobus vi porterà dove, e il rompicapo si complicherà non poco quando dovrete usare le coincidenze.

Oltre all’autobus potrete utilizzare le cosiddette Street car, dei semplicissimi tram, anche questi spesso affollati come gli autobus. Per quel che riguarda i biglietti, un ticket acquistato per un mezzo si può “trasferire” su una coincidenza: per esempio, noi per raggiungere il centro dovevamo prendere prima l’autobus 29, poi la metro. A bordo, al momento dell’acquisto, dovevamo chiedere il “Transit” all’autista, un biglietto che permetteva il passaggio da bus a Metro, e validare il ticket nella macchinetta posta vicina ai binari. Costo del biglietto: 3.50 dollari canadesi.

To live like a local. Pernottate fuori dal centro.

In questi anni ho sperimentato la vita d’appartamento all’estero. Come saprete, se mi seguite lungo le mie peripezie “mondiali”, sono solito utilizzare AIRbnb per i miei soggiorni, mentre uso poco gli alberghi, e questo mi permette di risparmiare notevoli cifre.

Anch’io come tutti cerco sempre delle soluzioni a portata di centro o di attrazioni. Purtroppo nelle metropoli non è sempre facile, vuoi per costi fuori budget, vuoi per la mancanza di soluzioni valide. Negli ultimi anni ho fatto mio il motto “To live like a local“, trovando spesso soluzioni di alloggio che mi permettono di entrare in contatto con la cultura e gli abitanti locali. Nomalmente i DownTown delle grandi città nordamericane sono un ammasso di grattacieli pieni di uffici, non resta quindi che trovare una soluzione leggermente fuori.

Una città verde.

Posso dirvi che stare a Toronto è stata un’esperienza davvero piacevole. Non me lo sarei mai aspettato ma ho avuto a che fare con una città verde. E’ una metropoli molto vivibile, caratterizzata dal traffico nelle ore di punta ma che è molto silenzioso: gli autisti non sono soliti strombazzare ai quattro venti se non gli viene concessa la precedenza. Soprattutto, e lo si può notare soprattutto dall’alto della CN Tower, al di fuori di DownTown ci sono moltissimi alberi. Una volta terminati i grattacieli del centro economico cittadino, si entra in una realtà totalmente diversa. Gli edifici multipiano sono sostituiti da case e zone residenziali circondate da prati, parchi e alberi.

Toronto

La nostra scelta obbligata di stare fuori dal centro ci ha permesso di vivere la città in un maniera diversa. Ad ospitarci, una ragazza di nome Lisa, di origine uruguaiana, sposata con un ragazzo del posto.

Il nostro appartamento si trovava al primo piano di una villetta a schiera: sotto vivevano loro, noi occupavamo il primo piano e la mansarda. Mi spiega che una volta restaurato l’appartamento dove alloggiamo noi, per rientrare dall’investimento, hanno iniziato ad affittarlo. Scelta sensata direi. Essendo loro sotto e noi sopra, ci vedevamo tutti i giorni e abbiamo avuto la possibilità di vedere la loro vita quotidiana, come e cosa mangiassero, come vivevano e la vita di strada lungo la loro via. Tra l’altro a pochi passi si trovava un locale dove si incontravano i ragazzi del posto, un supermercato e la linea del treno. Devo dire che per tre giorni mi sono sentito un vero e proprio Torontonian.

Non è detto quindi che le soluzioni migliori siano per forza quelle centrali. Se vi interessa la posizione, ecco dove alloggiavo, in Bartlett Avenue North. Il Centro è proprio sulla scritta Toronto.

Il calore della gente.

A certe latitudini e in certi luoghi, specie nelle grandi città, ti aspetteresti un trattamento molto più freddo e distaccato della gente. Ho potuto toccare con mano invece come qui siano molto più socievoli e ben disponibili rispetto ad altri luoghi del nord del mondo – inglesi su tutti – con le famiglie con bambini piccoli. In vari momenti mi sono trovato ad avere a che fare con persone che nonostante fossero di fretta e al cellulare, non hanno esitato ad aiutarmi con le valige lungo le scale, oppure spalancandomi le porte perchè avevo il passeggino.

In altri casi, senza dire nulla e come fosse un gesto istintivo, nei mezzi pubblici in molti erano seduti e si sono alzati per far posto a noi o ai nostri piccoli. E quando ci siamo trovati sperduti, cercando un barlume di indicazione nei cartelli, più di qualche volta ci siamo sentiti dire “Do ya need help?“. Un calore che il Canada ha saputo trasmettermi più molti altri luoghi.

Toronto

Cibo made in America.

Come vi ho detto prima, l’influenza americana si sente molto anche nel cibo. Oltre alla classica Poutine, del quale vi ho già accennato come piatto tipico, in questa parte del Canada Americanizzato non possono mancare i tipici fast food: oltre al classico Mac e Burger King, per noi in cima alla lista ci va Subway, coi suoi panini belli ripieni di verdura e carne. Sono presenti anche ristoranti italiani o di qualsiasi altra nazionalità, ma noi abbiamo optato per ristoranti che fossero tipici del posto e quindi ci siamo ritrovati in posti dove i piatti principali erano panini con hamburger, piatti di carne o carne alla brace.

Qualche volta abbiamo anche cenato a casa, osservando dalla terrazza gli usi canadesi: immancabile il barbecue, dove si cucinano anche qui le costicine di maiale ricoperte di salsa barbecue o caramellate. La sera del nostro arrivo ricordo invece che Lisa stava portando dentro dal giardino un piatto con una ventina di pannocchie arrostite. Noi ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere, memori di una vecchia scena. Paese che vai, usanza che trovi.

Una piccola anticipazione di cosa vedere.

Toronto è una città che vista dalla CN Tower si estende a perdita d’occhio. Una settimana non basterebbe per vederla tutta, figurarsi tre giorni. Quello che vi posso suggerire è di munirvi di scarpe buone. Non lo sapevo, ma nel periodo in cui siamo stati noi, prima metà di settembre, si tiene un importante Festival del Cinema.

Ontario

Per le attrazioni visitabili tutto l’anno, invece, vi suggerisco una visita a Toronto vecchia e al Distillery district, una passeggiata lungo la riva del lago Ontario e una capatina nella zona degli sport, col palazzetto dove si svolgono le partite di Hockey e basket, e il campo da Baseball. Il tutto ammirabile dall’alto della CN Tower. Non vi anticipo altro sennò vi tolgo il bello. Preferisco lasciarvi la curiosità, così dovrete leggere il mio post su cosa vedere a Toronto. A presto.

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