Sono passati molti anni da quando ci divertivamo a viaggiare in due. Ricordo i primi viaggi in cui preparavamo ognuno la sua valigia e via verso destinazioni calde e assolate dal mare cristallino. Oggi invece, per viaggiare con i figli, le valige da preparare e riempire con body, pigiamini, vestitini, pannoloni e tutto quello che serve ai nostri pargoli, sono come minimo una in più. Devo dire che è un compito arduo ricordarsi cosa mettere e non dimenticare niente. Lo è più per lei che per me – ma pure io faccio la mia parte eh – .

Agli occhi di parenti, amici o conoscenti, la scelta di andare in viaggio con bambini piccoli, e intendo dagli 0 ai 5 anni, può sembrare azzardata. Io vi garantisco che invece sono esperienze che non dimenticherete e credo che ai vostri figli piacerà vedersi, un giorno, in quegli scatti in giro per il mondo.

Valigia

La frase che ho sentito più spesso è “Voi siete dei pazzi!“. Alcuni me l’hanno detto in faccia, altri alle spalle. Al di là del fatto che quello che dice la gente poco m’importa – al mondo ormai sono tutti bravi a giudicare ma non ad essere giudicati – la mia domanda è: siamo pazzi a fare cosa? Se per qualcuno la pazzia è affrontare un viaggio con figli piccoli, beh il pazzo o folle, sei tu che privi i tuoi figli di un esperienze di cui molti bambini – io compreso – non hanno potuto godere: una di queste è stata il volo aereo. Ricordo quando dopo tre mesi dalla nascita della mia prima figlia, nel lontano 2010, siamo partiti con la macchina per andare in Toscana tra Siena e Firenze. Sguardi tra il perplesso e il furioso, discussioni e commenti non proprio felici di parenti molto stretti. L’anno dopo, la nostra bambina ha volato per la prima volta. Eppure in viaggio mai un problema, al ritorno tanta felicità e tante cose da raccontare. Ma il culmine è stato col secondo figlio: nato a Settembre, a Gennaio primo volo aereo, giusto una cosa fattibile, per una destinazione qui dietro l’angolo: la Florida. Le facce non avevano bisogno di commenti.

Grecia

E’ sicuramente diverso viaggiare in due dal viaggiare in tre o in quattro. In due sei più spensierato, prepari le valige e parti. In tre o in quattro le cosa da pensare pre-partenza e durante il viaggio sono molte di più e svariate. Le preoccupazioni poi sono anche durante il trasferimento e durante gli alloggi della meta prescelta. Senza contare il fatto che malesseri e imprevisti possono essere dietro l’angolo. Eppure, questo non vi toglierà il divertimento e la voglia di partite.

Mi sono trovato ad affrontare interrogatori di terzo grado su come abbiamo gestito i nostri figli in viaggio e sulle problematiche. In molti, alla fine dell’interrogazione, mi hanno detto “Sei fortunato“. UN CAZZO! E passatemi il francesismo. Avere figli che non ti danno problemi in viaggio non è né questione di fortuna né di essere il genitore più bravo del mondo. Semplicemente, il viaggio deve essere una situazione normale vissuta fuori casa. Ma come fare allora? Vorrei dirvi che è tutto molto semplice, ma la verità non è questa. Vorrei dirvi fate questo o quello, ma non tutti i bambini e i viaggi sono uguali. Posso però darvi però dei consigli, delle dritte e dei suggerimenti che vi possono aiutare molto se volete viaggiare coi bambini.

Fate un primo viaggio di prova.

Il mio primo consiglio è quello di fare un “viaggio test” a vostro figlio. Servirà più che altro a voi, per vedere come va in giro per il mondo e capire la situazione quando lui si trova in un ambiente diverso da quello familiare. Osservatelo anche come si comporta nella routine quotidiana al di fuori di casa quando non siete in viaggio. Vi tornerà utile. Allo stesso tempo non partite prevenuti con la frase “Se piange a casa, piange anche in giro.” Oppure “Se non dorme di notte non dormirà neanche in hotel”. Pensate a questo: per quanto poco, un nuovo ambiente, con un’atmosfera diversa, con stimoli nuovi – quali possono essere nuovi colori e magari nuove attività – possono portare il bambino a trovare delle alternative stimolanti alla sua routine: può solamente fargli bene. Sarà per lui uno nuovo modo per scoprire ciò che gli sta attorno e questo lo porterà a divertirsi e a incontrare nuovi stimoli, nonchè anche a stancarsi fisicamente.

Un’altra considerazione che vorrei chiedervi di fare e che vorrei vi spingesse a portare vostro figlio in viaggio è: pensate a voi stessi e a quando rimanete a casa per tanti giorni. Non vi viene voglia di evadere da quelle quattro mura? Si? Bene, mettetevi nei panni di un bambino costretto a stare in casa. Pensate al viaggio come ad un nuovo stimolo per i suoi interessi e la sua crescita.

Per quel che riguarda il tipo di viaggio, vi consiglio di fare un viaggio che sia di breve durata – sia come mezzo di trasporto, che come lunghezza del viaggio, tre o quattro giorni – e che sia una destinazione di stile “occidentale”, simile al nostro quindi. Può essere l’Europa ma anche un villaggio turistico, quindi evitate la Cina, anche se c’è chi l’ha fatto senza problemi. Questo perchè in caso di necessità sarà più facile per voi incontrare delle soluzioni più consone al nostro stile di vita. Questo vi aiuterà a darvi coraggio e a capire che in fondo non è così male portarlo via per qualche giorno. Ovviamente io sto predicando bene ma ho razzolato male: primo viaggio test per mio figlio? Florida, tredici giorni con dieci ore e mezzo di aereo.

Che sia il bambino ad adattarsi a voi e non viceversa.

Siete in giro per una grande città, a mezzogiorno, il bambino piange per la fame. Che fate, tornate a casa per dargli la pappa? Siete prossimi ad entrare ad un museo e per vostro figlio è l’ora del pisolino. Tornate a casa per metterlo a letto?

Io personalmente me la sono sempre cavata. Che fosse mezzogiorno o l’una, finchè non avessimo trovato un ristorante o terminato il nostro percorso o visita, non ci saremmo fermati. Logicamente, dovete attrezzarvi con thermos e contenitori per pappe. Non abbiamo mai rispettato gli orari alla lettera, ma per prolungare l’attesa del pranzo, davamo sempre qualcosa da sgranocchiare – biscotti, patatine, grissini, e tanta acqua, qualunque cosa pur di alleviare il senso di fame. Se si trattava di dormire, il pisolino si fa in passeggino. Magari rendevamo comodo e morbido il passeggino con copertine e cuscini vari. Ma quante volte hanno tolto quasi tutto e dormito solo reclinando lo schienale. Quindi non siate voi ad adattare pranzi, cene e riposini, cercate di tirare avanti gli orari o fateglieli fare una breve pennichella o uno spuntino fino a quando non sarà ora di tornare alla “normalità”. Personalmente credo che in viaggio anche lui si debba adattare, quando siete rientrati in hotel o nel vostro alloggio, allora tornate alla normalità.

Bodrum
Mercato centrale di Bodrum, ora di pranzo

I bambini si adattano molto più facilmente.

In molti credono che uno dei problemi principali sia l’adattamento ai nuovi orari. I bambini sono veramente dei maestri dell’adattamento. Più sono piccoli, più si adattano. Pensate ad un neonato che dorme ogni 4-5 ore, e che non ha molto senso del tempo. Di solito, notte e giorno per lui non hanno la differenza che ha solitamente per noi, visto che i suoi ritmi genericamente si sviluppano in quell’arco di tempo. Se siete in aereo, siate bravi e cercate di dormire con lui durante i voli. Se sono più grandicelli invece, iniziano a sentire più facilmente i cambi di orari quindi munitevi di tanta PAZIENZA e cercate di fare in modo che il bambino, se vuole dormire, dorma come fosse un pisolino. teoricamente il bambino dovrebbe cercare di adattare i suoi orari a quelli della destinazione. Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi- se il volo è molto lungo, arriverà un momento in cui vostro figlio crollerà e voi non potrete farci nulla. E che fare quindi? Vedi sopra: pazienza. La stanchezza porterà pianti e urla – magari anche no – ma ricordate che una volta arrivati a destinazione, un bel sonno rigenerante vi permetterà di adattare i loro bioritmi – i vostri ci metteranno un po’ di più. Inoltre durante il viaggio, munitevi di giochi e colori per fargli passare il tempo in modo da combattere la noia. Sfruttate anche gli intrattenimenti di bordo, con le compagnie di bordo che oggi hanno dei canali dedicati. E se vuole continuare a giocare o guardare la TV, tanto meglio, non forzatelo a fare ciò che non vuole.

Camaleonti e felini.

Adattarsi alla situazione è fondamentale. Ma soprattutto, al di là dell’adattamento vostro alla situazione, mi riferisco soprattutto ai vostri occhi: siate come i camaleonti, imparate a gestire gli occhi separatamente. Mentre uno guarderà le bellezze che vi circondano, l’altro tiene d’occhio vostro figlio. Personalmente noi usiamo anche la strategia “uno a testa” – anche se mai e poi mai perdiamo di vista entrambi. La più grande resta con la mamma, a pochi passi dal passeggino. Io di solito mi occupo del piccolo: essendo il più veloce, il mio scatto felino mi permette di andarlo a recuperare in caso di allontanamento. Inoltre, mantenete sempre i sensi all’erta come i gatti. Lasciate fare vostro figlio – camminare, ammirare, giochicchiare per strada – ma non perdete mai di vista dove sta. Cercate sempre di mantenerlo dentro la vostra zona di competenza e sempre davanti a voi, in modo da non perderlo mai di vista, anche se guardate in giro. Siate un po’ camaleonti e un po’ felini.

Valencia
A Valencia inseguivo Riccardo, che correva in monopattino. Scatto felino, un occhio a lui e un occhio che guardava in giro.

I bambini vi sentono.

La calma e la pazienza devono essere vostre migliori alleate. Preparate una valigia virtuale, riempitela con queste due armi e preparatevi. Potrebbe piangere, urlare, agitarsi. Ricordate che la tensione crea tensione. La vostra agitazione crea agitazione. Il bambino vi sente e percepisce il vostro stato d’animo. Risolvere una situazione del genere con calma e pazienza aiuterà a non esasperare voi, il bambino e chi vi sta a fianco. Uno dei modi per risolvere tali problemi, può essere il punto successivo.

Il gioco è la base di tutto.

Un bambino quando non dorme o non mangia, nove volte su dieci gioca. È fondamentale non privarlo di quest’abitudine anche quando è in viaggio. Il gioco è un maniera per tenerlo occupato durante un volo o un viaggio in auto. Oppure quando vi trovate un luogo che per lui può risultare noioso, il gioco può aiutarvi a non farlo annoiare. Molto spesso il gioco è anche un modo per farlo smettere di piangere: quando magari durante un pianto disperato non riuscite a venirne fuori, stimolare vostro figlio con un giochino o con un libro può essere un valido modo per tornare alla normalità. Quindi, dentro alle vostre borse portate sempre con voi qualche giochino e qualche libricino, magari da colorare o con immagini colorate – prenderne uno o due di nuovi per l’occasione non sarebbe male.

Assicurazione e medicine.

Uno dei motivi per cui si decide di non è partire è il rischio di malattie. Passo molto ma molto importante: fate sempre, e dico sempre, un’assicurazione di viaggio. Intermundial, Europ Assistance, viaggi Sicuri, giusto per citarne qualcuna, sono assicurazioni di viaggio complete, economiche ed affidabili. Io da quando ho i figli non parto più senza. Ricordatevi che il pericolo è dietro l’angolo e un semplice intervento in pronto soccorso o in ospedale può costare caro, economicamente parlando. Ma soprattutto è bene munirsi di una piccola farmacia di viaggio: termometro e Nurofen in primis, poi valutate voi cosa portare, l’importante è avere a disposizione il necessario per contrastare le malattie più comuni come tosse, raffreddore e problemi intestinali vari. Non partite già prevenuti e che quindi “tanto si ammalerà” – come si dice dalle mie parti, non tiratevela addosso – ma, se dovesse succedere, affrontate un piccolo inconveniente di salute come foste a casa. Ovviamente optate per destinazioni in cui ci sono bassi rischi di contrarre malattie. Se vi recate in zone dove vi è il rischio di malaria, poi non vi lamentate.

Il viaggio è una scuola.

I bambini imparano molto di più in una giornata in viaggio che in una giornata sui banchi di scuola“. Ho fatto mia questa frase. Lungi da me dal dire che la scuola non serva o che si debba preferire un viaggio alla scuola. L’istruzione è la base per la vita! Ma ho visto che scatenare la curiosità dei bambini in viaggio è facile, se li si porta a vedere cose che sono alla loro portata. Mia figlia mi ha tempestato di domande sulla torre Eiffel, sul Le Chateau Frontenac o sul Muro di Berlino. Del resto a scuola si impara molto la teoria, in viaggio si mette in pratica e si fa esperienza sul campo.

 

Siate fiduciosi e positivi.

Siate sempre positivi e fiduciosi. Pensate che tutto andrà bene, che vi divertirete e che vostro figlio non vi darà problemi. Non partite prevenuti che tanto andrà male, non si divertirà o che piangerà tutto il giorno perchè a casa da problemi. L’aspetto mentale, soprattutto il vostro, è fondamentale per far si che il viaggio prenda la direzione giusta e possa essere affrontato nella maniera migliore.

Noi di solito abbiamo affrontato i viaggi con questo approccio e continuiamo così tutt’oggi. Non siamo stati mai esenti da preoccupazioni, problemi o imprevisti. Ci siamo trovati ad affrontare pianti, malattie ed una volta anche il medico di un pronto soccorso che non parlava bene l’inglese. Eppure si è sempre risolto, i nostri figli non hanno mai rovinato un viaggio ma anzi, sono stati sempre motivo di soddisfazione e di gioia. Spero che tutti questi suggerimenti possano esservi stati utili e siano di stimolo per farvi portare i vostri figli in viaggio, e che possano permettere a voi di viaggiare con loro quando possibile.

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