Ho impiegato sei mesi per organizzare il mio viaggio in Canada, non perchè fosse complicato ma perchè me la volevo prendere comoda e studiare l’itinerario per bene. Di Quebec City non ne avevo mai sentito parlare e non la consideravo. Mi limitavo a Toronto e Montreal. Poi quando ho capito dove passare una giornata coi miei figli a vedere le balene – ve ne parlerò nel prossimo post – , Quebec City è entrata nel circuito. E devo ammettere che è stato proprio un bel vedere.

Da Montreal a Quebec City passando per Trois Riviere.

Atterrati il giorno prima da Parigi, preleviamo il nostro SUV  a noleggio e ci dirigiamo verso Quebec City. La città veramente si chiama Quebec, o Ville du Quebec per dirla in francese, lingua madre dell’ omonimo stato. Se chiamassi la città semplicemente Quebec, molti la confonderebbero con lo stato del quale la città ne è capitale.

Durante il tragitto, la nostra immancabile ed inseparabile Lonely Planet ci dice che Trois Rivieres merita una tappa. E noi la ascoltiamo, soprattutto perchè abbiamo i crampi allo stomaco dalla fame. Quindi facciamo tappa al Le Bureau de Post, uno dei locali in evidenza per la qualità del cibo. E ammetto che non è male. La via pullula di ristoranti e locali e si dice sia molto popolata la sera.

Quebec
Trois Rivieres

Arrivo a Quebec City.

Arriviamo a Ville du Quebec sotto una pioggerellina sottile e fredda. Situata tra Toronto, ottocento chilometri più a sud – ovest, e la Groenlandia, duemilacinquecento chilometri a nord est, la città viene sommersa dalla neve, dai – 30 dell’inverno canadese e dai venti artici. Per darvi l’idea del freddo, durante l’invernata si crea la pista di ghiaccio più lunga del mondo, un chilometro e mezzo di ghiaccio dove la gente può andare a pattinare. Si affaccia sul San Lorenzo, ed l’ultima città di rilievo del Canada prima delle ultime isole e dell’Oceano Atlantico.

Orientarsi nel Quebec diventa un po’ difficile se non si parla francese. La lingua madre qui è quella dei nostri cugini d’oltralpe, tutte le indicazioni sono in francese, e la gente ti si rivolge prima in francese, poi in inglese.

A guardarla bene, Quebec City sembra la classica città nordamericana: strade larghe, perpendicolari tra loro che creano una rete a scacchiera. Ma questa è solo la parte esterna della città.

La Città vecchia: la città alta.

Trovata la nostra casetta, ci concediamo un riposino che il fuso orario trasforma in un sonno profondo e ci svegliamo la sera, all’ora di cena. Non ci resta che seguire le indicazioni verso la Citta Vecchia, che si divide tra Vieux Haute Ville, la parte alta, e la Vieux Basse Ville, la parte bassa. La parte alta si trova in cima ad una collina e ci concentreremo solo su questa zona al momento. Entriamo dalla Porta di St. Jean e passeggiamo un po’ a caso tra le sue vie, scattando qualche foto. Caratteristica della città è quella di avere un mura di cinta percorribile a piedi.

E’ il giorno dopo che visiteremo per bene la parte alta. Vedere le sue vie con le sue case in mattoni rimanda subito con la mente a quei paesini francesi d’oltralpe, che ho visto tante volte in foto – per darvi un’idea, mi ricorda certi scorci di Colmar, anche se non ci sono mai stato. Le vie pullulano di colori, e non hanno una geometria ben precisa, si incrociano a caso tra continui saliscendi.

La città vecchia è uno degli insediamenti più antichi di tutto il nord america. I primi colonizzatori francesi conquistarono il villaggio di origine Urone, chiamato Stadacona, per la sua posizione strategica: posto in alto, in cima alla collina, l’area era facilmente difendibile e difficilmente attaccabile dall’esterno. Si contesero la zona con gli inglesi per oltre duecento anni. La spuntarono alla fine i francesi.

Uno dei punti principali della città alta è senza dubbio Terrasse Dufferin, da cui si ammira il San Lorenzo e sulla quale si affaccia l’Hotel Le Chateau Frontenac, un hotel storico di lusso, costruito nel all’inizio del 1900. Si dice sia l’Hotel più fotografato del mondo. Terrasse Dufferin è famosa anche per i suoi artisti di strada: al suo ingresso, vi è proprio un cartello che li considera patrimonio della città e di contribuire alla loro presenza. A simbolica difesa della terrazza, una fila di cannoni all’inizio della stessa che puntano verso la foce del San Lorenzo per difendere l’area dalle navi in arrivo dall’Atlantico.

La Cittadella.

Girare per Quebec city sembra di girare per i paesini della Francia e non di essere a seimila chilometri di distanza dal Vecchio continente. Sembra strano, ma in un paese giovane come il Canada, e a migliaia di chilometri da dove vi aspettereste di trovarla, c’è pure la Cittadella. Ricorda un po’ le mura di Rodi Vecchia o di Cittadella, con l’unica differenza che qui la piante della Cittadella è a forma di stella.

Le indicazioni non chiare ci fanno fare un giro stranissimo e perdere un mucchio di tempo, ma riusciamo alla fine ad entrare nella Cittadella. All’ingresso si trova un museo sulla nascita delle mura e i racconti delle battaglie. Ci rechiamo fino a dove possibile, poi veniamo bloccati. La Cittadella è sede del 22esimo Reggimento Reale, corpo di fanteria dell’esercito Canadese. Per questo non tutte le zone sono visitabili, a meno che non si faccia un tour guidato. Le zone riservate all’esercito sono off limits. Terminata la visita alla Cittadella, passiamo per la Piana di Abraham, un enorme parco famoso per essere stato sede di una sanguinosa battaglia tra Francesi e Inglesi. La vittoria Inglese consegnò il Quebec alla Regina d’Inghilterra, ma fu fondamentale per dare una svolta alla voglia di indipendenza dei futuri cittadini Canadesi.

La città Vecchia: la città Bassa.

Da Terrasse Dufferin potete prendere la funicolare e scendere verso la città bassa, conosciuta come Vieux Basse Ville. Potete scendere anche tramite scale e strade, e io vi consiglio questa soluzione. Recarsi nella città bassa vuol dire respirare l’atmosfera delle vecchie città portuali del ‘700 e dell’800. La via principale, Rue du Petit Champlan, considerata la via più stretta d’America, ora è sede di ristoranti, negozi di vestiti, di spezie e di artigianato. Una volta di giorno era sede del commercio: le merci provenienti dalla sponda orientale dell’Atlantico e dal mare, finivano sui banchi dei commercianti e venivano scambiate o comprate dalla popolazione. Di sera si trasformava nella via del divertimento, dove i marinai si recavano a fare bisboccia dopo mesi di nave.

Il Museo del cioccolato.

A pochi passi dalla porta di St. jean si trova il museo del cioccolato, un piccolo negozietto dove oltre a produrre e vendere dolcetti di cioccolato, potete vedere delle bizzarre opere, come un orologio o un vestito. Potete anche farvi una cultura sui vari tipi di cioccolato e vedere come viene lavorato. Inutile dirvi che dalle vetrinette potete scegliere quello che vi più vi piace.