Provare ad alzarsi e prendere il ferry presto mattino è un’impresa ardua, a volte. C’è chi non si vuole svegliare, chi deve guardare i cartoni anche se non ci capisce una parola, chi si perde a vedere l’itinerario, chi si deve truccare, preparare la colazione, vestire i pargoli, vestirsi… insomma fare la mamma. Quindi arrivare dalle parti di Mellieha con due ore di ritardo è normale, mi sarei stupito se fossimo stati puntuali. Peccato che il sole Maltese sia molto più battente del nostro e fermarsi sotto di lui quando si va verso le ore più calde della giornata, non è la migliore delle idee. O si accende motore e aria condizionata oppure si schiatta come si fa nel più classico dei deserti.

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La coda per salire a bordo del traghetto che dal porto conduce a Gozo sembra interminabile. La temperatura sale, l’attesa si fa estenuante. Quando le auto davanti a noi si muovono tiriamo un sospiro di sollievo, entriamo nella pancia della nave e ci rechiamo al piano di sopra. Comino, isola disabitata ma famosa per le sue acqua blu cobalto, in particolare per quelle della Laguna Blu, la vedremo passare al nostro fianco. Circa mezzora di nave e siamo a destinazione, prendiamo la nostra auto e puntiamo verso la città più importante di Gozo, Rabat, conosciuta anche come Victoria. Come tutta Malta, le case sono di color ocra, la terra arida e per lo più rocciosa. Rabat ci accoglie attorno a mezzogiorno con il suo traffico caotico, anche se non così intenso. Parcheggiata la macchina, vogliamo andare alle Cittadella passando attraverso le sue stradine. Subito perdiamo l’orientamento e una signora che ci da le giuste indicazioni si mette a urlare “Forza Italia, stasera si vince!”,  e per tutta risposta io mi tocco. Arrivati alla piazza più importante della città, It-Tokk, sul quale si affacciano ristoranti e bancarelle, ci avviamo verso una strada in pendenza che ci dovrebbe portare alla Cittadella.

Ma una guardia, posta sotto il sole battente a dirigere il traffico pedonale, ci dice che per di la non si sale, e che si deve prendere la deviazione. “E dove andiamo?” chiedo in inglese. “Per di là” esclama. Ora, bello mio, capisco che fa caldo, sei sotto il sole, non puoi bere, avrai sentito la domanda mille volte al minuto, ma se tu mi mandi “Di là” mi devi anche dire dove è di là. “Over There!” Esclama nuovamente. Va beh, andiamo over there come dice lui. La strada prosegue in discesa, direzione porto – che dista venti minuti di auto – oppure gira a sinistra. Va beh proviamoci, andiamo a sinistra, forse è over there. Si aggregano due tedeschi anziani che non sanno manco loro dove sia over there, e mentre inizio a discutere con Silvia, addentrandomi sempre di più tra le case, imprecando anche in Veneto, passa una signora che mi chiede ” Ma siete Veneti?” Ovvio. Sto cercando la Cittadella, le dico. Ci fa tornare indietro e ci indica una salita ripida più del Mortirolo. E questo sarebbe Over There? Saliamo e arrivati in cima a Over There passiamo sotto ai bastioni della tanto sospirata Cittadella.

Delle terrazze di erba formano un percorso che ci permette di salire, evitando le scale. Quando si entra la seconda cinta di mura, si arriva alla piazza antistante la Cattedrale. Da qui si diramano le stradine che ci conducono a vedere Rabat dall’alto e a fare il giro, ma c’è pure da visitare – per chi volesse – il museo del Folklore e della Natura, più qualche negozio di Souvenir.

Ci concediamo una visita tra le stradine, poi, affamati ci piazziamo in un ristorante con vista niente male e coi prezzi molto buoni, dove mangiamo un piatto a base di carote, piselli e rotolo di vitello con verdure e un’altro con due bruschette al pomodoro, formaggio fritto di capra, focaccia, verdure e patate fritte accompagnato da una ottima salsa al mango. Pranzo molto positivo e molto buono, soprattutto per uno che il formaggio non lo vuole neanche vedere.

Terminato il pranzo ci avviamo verso la parte occidentale dell’isola. Non ci sono indicazioni, ma sappiamo dove andare. Una strada in discesa, ricavata dalle rocce ci conduce fino quasi al mare, dove parcheggiamo e andiamo a vedere uno dei luoghi simboli di Gozo: l’Azure Window. Sottoposta alla continua azione erosiva del mare e del vento lungo gli anni, col passare del tempo la parte interna di questo spuntone di roccia è crollato, generando una sorta di finestra sul Mediterraneo. Le persone che si recano qui vanno a fare il bagno per ammirarla da sotto, molti sub si immergono per esplorarne il fondale e ammirarne allo stesso tempo la maestosità e passarci attraverso, altri ancora, al costo di 15€, si recano in prossimità della Finestra  con un motoscafo. C’è anche chi si sente uno scalatore e un conquistatore e decide si salirci sopra seguendo un sentiero quasi invisibile. Io voglio solo fotografarla e quindi mi reco in punta all’isola, attraverso un terreno molto accidentato, anche questo eroso dall’acqua. Sembra più un paesaggio lunare, con la sola differenza che qui nei piccoli crateri ci trovate acqua e sale, forse portati dal mare in burrasca durante l’invernata.

Il luogo, fortunatamente, non è del tutto abbandonato a se stesso: un venditore di acqua, granatine, gelati e cibo è pronto a farsi pagare profumatamente. Del resto è l’unico del posto e se non volete farvi qualche chilometro o non ci avete pensato prima, accontentatevi.

Piccola chiosa: Malta è per lo più rocciosa, ma non mancano le spiagge sabbiose. Se andate a nord di Gozo, a Marsalforn, troverete una bella spiaggia con acqua fresca e pulita. Non è una cittadina dove andrei in vacanza, ma è ottimo per un rinfresco dopo aver passato le ore più calde della giornata all’Azure Window.