Si lo so, è passato un bel po’ dall’ultima volta che ho scritto sul mio blog ma ero impegnato a organizzare il prossimo viaggio. Vi informo che siamo ormai in dirittura d’arrivo, mancano alcune cose poi potremmo partire, anche sarà nel 2017. Nel frattempo vi parlo della mia ultima fuga.

Ultimo weekend di Agosto, due mesi sono passati dall’ultimo viaggio, a Malta , e già sentivo il bisogno di ripartire.

“Resti o vieni?” dico alla mia dolce metà. Mi guarda come dire “secondo te restiamo a casa?”. E’ domenica, devo sbrigarmi a decidere dove andare. Montagna? no, lei non vuole e allora cerco altro. Lo trovo nei cassetti della mia memoria, ricordandomi di un amico che me ne ha parlato bene. E allora vediamo se a Bled, in Slovenia, ci sono ancora letti liberi. Cerca che ti ricerca, trovo a 600m dal lago un complesso di appartamenti a un prezzo modico. Mercoledi si parte.

Bled è famosa per l’omonimo lago, nato in una piccola valle dove successivamente si è sviluppato il paese, un paesino in stile più austriaco, con Gasthoff e case in legno dal tetto appuntito, piuttosto che in stile balcanico, con le case di pietra e la classica signora anziana in cortile col foulard in testa. Bled si trova a una cinquantina di chilometri a nord di Lubiana, la capitale della Slovenia, e a poca distanza dal confine con l’Austria e l’influenza nello stile degli edifici si sente molto.

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Arriviamo dopo circa quattro ore di auto al nostro alloggio. Alloggiamo al Bled Apartment, un complesso di appartamenti economici sul quale ho trovato un po’ da ridire, ma comunque valido. Ci concediamo un giro sul lungolago per vedere come sia. Al centro si staglia una chiesetta costruita su un’isola rocciosa, che andremo a vedere domani. Il lago è un’esplosione di foglie verdi, incorniciate dall’ azzurro del cielo e dal blu del lago. I bar sulla riva sono affollati e per mangiare decidiamo di andare in un ristorante vicino a casa, dove fanno carne alla griglia, cucinata all’aperto e al momento: il Gostlina Union Bled.

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La mattina successiva, la sveglia umana rispondente al nome di Riccardo e dell’età di undici mesi, ritiene che la famiglia abbia dormito abbastanza e che le 6.30 del mattino siano l’ora giusta per andare a visitare la Gola di Vintgar, un capolavoro della natura situato a quattro chilometri da Bled, nell’omonimo paesino. È un percorso di un chilometro e mezzo composto da rocce, sentieri e passerelle di legno, che si snoda lungo il torrente che ha originato la gola.

Mentre siamo quasi pronti a partire ci accorgiamo di aver lasciato a casa il marsupio per portare Riccardo e la visita sta quasi per saltare. E col divieto di ingresso ai passeggini, fare il percorso col piccolo in braccio non è il massimo. Ma poi ci penso, e dico chissenefrega e partiamo. Con 20 minuti di anticipo rispetto all’orario di apertura siamo già in marcia lungo il percorso, dopo aver pagato i 4€ di biglietto.

Il sole è basso, la temperatura sfiora i 15 gradi, i raggi attraversano i rami e terminano la loro corsa sull’acqua, dove le goccioline si scontrano e si alzano, disegnando arcobaleni sulla superficie del torrente. Le acque passano da azzurre, calme e silenziose a bianche e schiumanti, sostituendo il silenzio della natura con un rombo fragoroso. Sentieri, rocce umide e passerelle si alternano fino alla fine del percorso.

Non potevano mancare le cascate, una artificiale e ampia, l’altra naturale ma visibile dall’alto passando sopra il ponte che delimita la fine del percorso. Ripercorrendo la strada al contrario, incontriamo i primi turisti che aumentano man mano che ci avviciniamo all’ingresso. Incrociamo una famiglia e uno dei figli, con una faccia da sberle, ha una sorta di amplificatore che spara un musica orrenda. Prendere l’amplificatore, fracassarglielo e gettare il ragazzetto in acqua sarebbe una soddisfazione senza pari. In certi momenti gli unici suoni ammessi sono quelli della natura. Non sai cosa ti perdo bamboccio, e non ne ascolterai altra di musica così bella.

Arrivati all’ingresso guardo Riccardo che mi dorme in braccio: per merito suo abbiamo visitato la gola e c’eravamo quasi solo noi. Mentre usciamo arrivano orde barbariche di turisti casinisti su autobus di linea e comitive di macchine. Il tutto nel caos generalizzato di urla e colpi di clacson. La levataccia è valsa la pena.

Rientrati a Bled, si pone il dilemma: Castello o non Castello? Considerando che per arrivarci a piedi ci vogliono 20 minuti a piedi, consideriamo l’opzione bus. Ma ci viene detto che l’ultimo parte a mezzogiorno e per il rientro occorre prendere un taxi che i ragazzi potrebbero prontamente organizzarci. La storia puzza. Inoltre ho fame e se TripAdvisor, per quanto odiato, comunque è affidabile, allora mi fido del fatto che al castello si paga troppo il cibo e andiamo a mangiare altrove – per la cronaca, un po mi mangio le mani per non esserci andato, ma preferisco pensare che era chiuso.

Dopo il pranzo è il momento di raggiungere l’isoletta in mezzo al lago. Una barchetta che ospita fino a diciotto persone, vi porterà a destinazione. Il tragitto dura venticinque minuti e sarà un esperto vogatore a condurvici. Vi fermerete all’isola per trenta minuti circa, per poi rientrare. La chiesetta è dedicata a Santa Maria Assunta e si trova in cima ad una ripidissima scala. Per chi ci crede, potete suonare la campana, si dice che se ai rintocchi esprimiate un desiderio, questo si avvererà. Io preferisco rilassarmi al bar e godere della vista sul lago da una posizione più alta.

Rientrati, ci facciamo un giro tra le bancarelle allestite per una specie di festa paesana che si tiene sulla riva del lago, a base di salsicce, cevapcici e birra.

Castello di Bled by night

L’ultima serata ceniamo alla pizzeria Briksen, dove la pizza non è male e soprattutto è grande. E come ultimo saluto, ce ne andiamo dal lago col castello che risalta nella notte.