Quella di essere finiti a Miami è stata una scelta ragionata. Avevo le vacanze a gennaio quindi stavo valutando diverse destinazioni. Cercavamo un posto dove, all’uscita della porta di casa, avessi trovato una temperatura accettabile per andare in spiaggia – uscire etrovare una bufera di neve Silvia questa volta non me l’avrebbe mai perdonato – ma soprattutto con piccolo di tre mesi, non volevo problemi quando dovevo cercare pannolini, biscotti e latte in polvere. Scartando l’Africa dell’oceano indiano e l’Asia delle metropoli, optammo per Miami. Scelta azzeccata, direi dopo sette mesi.

Miami resta comunque una città giovanile e nottambula, un luogo, come molte città americane, dove la storia appartiene o agli indiani oppure all’epoca più recente. Le attrazioni a Miami sono poche, ci si va più per la vita notturna e la spiaggia, ma qualcosa da fare comunque c’è, ve lo garantisco io.

Una passeggiata per Ocean Drive.

Una delle vie più famose d’America, lunga forse due chilometri di anonima strada durante il giorno, dove forse le cose più interessanti si trovano a Lummus Park: i giovani corrono a piedi, in pattini, in bici o con lo skateboard, altri a beach volley o beach tennis, palestrati che a petto nudo si esercitano in una palestra all’aperto, facendolo più per esibizionismo che per puro allenamento.

Gli hotel che danno sulla via sono con le luci spente, qualcuno apre verso mezzogiorno il proprio ristorante, al pomeriggio si servono i primi cockatil, poi di sera Ocean Drive cambia pelle come un serpente e si trasforma. Si accendono le luci, si alza la musica, il traffico da sporadico diventa molto più intenso. Figli di papà guidano auto decappottabili mentre ragazze che si credono modelle poggiano i loro culi sui poggiatesta, urlando e sbracciandosi magari con un drink in mano, per far vedere che anche loro si stanno godendo la nightlife di South Beach. I bar servono cocktail e mojito da litro mentre sui tavoli interni, ballerine e ballerini dai fisici atletici e scolpiti ballano per attirare la gente. Ocean drive, una specie di dottor Jekyll e mr Hyde dove si parla solo di divertimento fino alla mattina successiva.

Vedere una partita NBA.

Basare un viaggio su un unico evento, sconvolgere un tour programmato da venti giorni, e per cosa? Una partita di basket. Ve  ne avevo già parlato qui.

Data segnata sul calendario per la mia prima volta, e non quella prima volta che intendono tutti. Emozione forte, una delle cento cose da fare prima di morire depennata dalla lista. Uno show in puro stile americano, che si apre con l’inno nazionale, prosegue con la musica da discoteca, tra urla e incitamenti e si conclude con applausi, comunque vada. Costo del biglietto, 60 dollari, siamo in alto ma va bene lo stesso. Un po’ più giu costano il triplo, non è il caso. Partite fissate rigorosamente agli orari di cena in modo da poter far fruttare anche gli incassi dei bar. 12 dollari un pollo fritto, 7 per una birra, con tanti saluti alla salute e al portafogli, e scusate il gioco di parole. Per la cronaca, Milwaukee vince su Miami, partita finita dopo due quarti ma lo spettacolo è durato ben tre ore. Da rifare sicuramente.

In spiaggia a South Beach.

Il suo mare non avrà le onde del Pacifico e non ci sono surfisti, ma South Beach nell’immaginario collettivo resta comunque una delle spiagge più famose d’America. In gennaio la temperatura dell’acqua non è l’ideale per fare il bagno ma tornare a casa con un po’ di tintarella non è difficile, se siete fortunati col tempo. Sabbia bianca, spazi ampi, mare azzurro e torrette variopinte in puro stile baywatch. Mancherà Pamela Anderson, ma gli ingredienti della serie più famosa sui bagnini statunitensi ci sono tutti, siluri rossi di salvataggio inclusi. I bagnini sono anche gentili perchè se volete farvi una foto sulle torrette ve lo permettono. Una cosa che vi consiglio caldamente, anche se non amate lo jogging, è di alzarvi presto e andare a correre in spiaggia. Io l’ho fatto dalla 14esima strada fino al faro e ritorno. Volete mettere correre in mezzo alla nebbia e al freddo delle nostre città e farlo al calduccio, tra il mare, le palme e i grattacieli di South Beach? Non c’è paragone.

La Miami interna.

Miami beach è un luogo totalmente diverso da Miami città. E se andate a vedere la partita forse è il caso che una sbirciatina ce la diate. Iniziate da Little Havana, consciuta anche come calle ocho perchè si sviluppa sull’ottava strada. Non sembra di essere a Cuba o all’Havana, quelle sono totalmente diverse. È una strada che richiama lo stile cubano e ci arrivate col Miamover, una sopraelevata circolare. Terminato, fatevi qualche foto coi grattacieli di Downtown e recatevi poi nella zona Marina Bay, una zona che si affaccia sul mare particolarmente carina ricca di bar, ristoranti e pullante di vita la sera.

Altre strade famose.

Altre zone che vi consiglio di vedere sono: Collins Avenue e Washington Avenue, due parallele a Ocean drive nelle quali ci trovate bar, night ma anche supermercati aperti 24 ore al giorno.

Altra zona da visitare è Lincoln Road Mall, una zona di ristoranti, bar e negozi all’aperto, dove manager e persone di tutte le età si ritrovano durante la pausa pranzo, per staccare durante il giorno o iniziare la serata.

Infine, fatevi un giro tra la 14esima e la 15esima strada, a Española Way, opportunamente segnalata. Per essere una stradina non molto lunga è molto frequentata per via dei tanti bar e ristoranti. Si narra che anche Al Capone passasse di qua.