Il primo giorno di vacanza, dopo esserci riposati dal lungo volo verso Miami, lo abbiamo dedicato a quella che è la palude per eccellenza nonchè la palude più grande della Florida: è la palude delle Everglades, situata alle spalle di Miami.

Si estende lungo tutta la punta estrema della Florida, dalla costa atlantica fino al Golfo del Messico. E’ quindi molto ampia e una giornata non vi basterà se volete vederla tutta. I sentieri non sono molti, ma sono molto lunghi e se per caso decidiate di addentrarvi con un Overcraft o con un Airboat, allora anche due giorni sono pochi. Noi stabiliamo un percorso e decidiamo che attraverseremo la palude da est a ovest tramite il Tamiami Trail, la Highway 41, una strada che va da Miami fino e Naples per il percorso che ci interessa, ma poi continua fino a Tampa.

Noleggiamo un’auto che ci terrà compagnia per una settimana e partiamo alla volta delle Everglades. Mi trovo subito imbranato, perchè non conosco la macchina, ha il cambio automatico e non ho familiarità con le strade americane. Il primo giro lo faccio attorno allo stabile, il secondo  attorno all’aeroporto, il terzo attorno a Miami e alla fine arrivo a prendere l’Highway 41. E meno male che ho il navigatore!

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La targa della nostra auto

 

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Stars and stripes

Ci lasciamo alle spalle i fastfood e le varie tavole calde che costeggiano la strada per entrare nelle terre selvagge e paludose. Un cartello gigante ci dà il benvenuto. Gli insediamenti umani spariscono quasi del tutto. Ce ne sono pochissimi, per lo più sono case o baracche adibite ad attività turistiche. La più diffusa è il giro in Airboat o Overcraft per tra la palude per vedere il simbolo delle Everglades: l’alligatore. Il prezzo non è proprio economico, si parla di 150$ circa per due adulti, una bambina e un neonato. Decidiamo che non è il caso. Vorremmo vedere la Shark Valley ma non ci è permesso fare il giro in macchina, in bici col piccolo non è pensabile – manco sta seduto – ci propongono allora di farlo a piedi. Nada, troppo lungo, e ci rinunciamo. Ma sappiamo che gli alligatori li vedremo all’Oasis Visitor Center, una specie di zona relax per auto e camper, ma anche dove si trova un piccolo museo e dove, nel canale che osteggia la strada, riposano beatamente in pace gli alligatori, come fanno i padroni di casa, oltre a qualche volatile che potete vedere solo qui. I rettili più grandi misurano circa due metri.

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Dopo circa un’ora di relax ripartiamo, ma la strada percorsa sarà poca: ci fermiamo dopo qualche miglio. A sinistra, un cartello molto piccolo indica “Post Office”. Sono quasi costretto a inchiodare. Ecco quello che cercavo: l‘ufficio postale più piccolo d’America, l’ufficio di Ochopee. Un cartello ne spiega le caratteristiche, la bandiera a stelle e strisce ne sancisce l’autenticità: da questa piccola casettina di due metri quadri, nel mezzo del nulla più selvaggio, potete far pervenire le vostre cartoline in qualsiasi angolo del globo. L’impiegata ovviamente non si annoia, in tanti vengono qui proprio per questo.IMG_8615 (FILEminimizer) IMG_8616 (FILEminimizer)

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I centri abitati sono sono molto rari, ma noi cerchiamo di capire come viva la gente in questo angolo di mondo. Pertanto ci rechiamo a Everglades City, un piccolo villaggio di pescatori, e non una città, come il nome potrebbe suggerire. Sbocca sul golfo del Messico ma le mangrovie lo proteggono delle acqua marine. E’ qui che per la prima volta ci rendiamo conto di come sia tipico degli Stati Uniti avere le case senza una recinzione, dove tra proprietà privata e marciapiede pubblico sembra non esserci differenza. Le case inoltre, sono costruite su delle specie di palafitte rialzate: era usanza di una volta, quando la marea e l’innalzamento della palude, erano solite sommergere le strade i pavimenti delle case. Ora succede più di rado, ma l’usanza è rimasta.

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Terminata la visita al paese, andiamo verso l’ultima tappa di giornata: questa volta andiamo a caccia di pantere. Non sarà una caccia col fucile, ma semplicemente ci basterà vederne una, se siamo fortunati. Ci rechiamo quindi a nord di Everglades city, nella Fakahatchee Strand Preserve, una riserva naturale dove l’uomo vive a stretto contatto con la natura. Seguiamo qualche sporadica indicazione per trovarci poi a costeggiare un lago in una strada fangosa. Ci sono alcune auto che gironzolano come noi. Un pick up bianco, provenendo dal senso opposto, si ferma e abbassa il finestrino, chiedendoci cosa cerchiamo. E’ un canadese che parla un inglese strettissimo che fatico a capire. Dice che di pantere manco l’ombra, ma se vogliamo, dall’altra parte del lago c’è un orso bruno che è appena uscito dall’acqua. Ringraziamo, ma preferiamo le pantere. Proseguendo, un’auto di colore rosse ci ferme e ci dice che poco prima, un animale di colore nero, forse una pantera, ha attraversato la strada. Ma il ragazzo non ne è sicuro, era troppo distante. Proviamo ad andare pure noi a vedere ma la pantera non sta certo ad aspettarci in posa per essere fotografata. Dopo circa mezzora gettiamo la spugna, con grande tristezza di nostra figlia Rachele.

Ce ne andiamo da questo luogo fortunatamente ancora selvaggio, dove a regnare sull’uomo è ancora la natura, speriamo ancora per lungo tempo. Gli sguardi degli animali ci scorteranno fino quasi a Naples, luogo dove riprende la civiltà.