Peccato che sia durato troppo poco. Rientrare da un viaggio che è durato 13 giorni dove si stava beatamente a 20-22 gradi e ritrovarsi nel mezzo del freddo è stato un trauma. Soprattutto il fatto che il viaggio ci sia piaciuto una cifra e che sia finito quasi subito è stata dura da digerire. Abbiamo percorso 2500 km in macchina, visto sei città, conosciuto gente e mangiato tanto. Ecco un breve resoconto.

Bellezze naturali e plastificate

L’america è conosciuta per le sue bellezze naturali, come parchi, vedasi Everglades; le sue spiagge, come quelle di Naples , Madeira beach e Miami beach; laghi, come il lago Eola, situato in pieno centro a Orlando ma dalla bellezza unica. E poi le bellezze plastificate, mi riferisco sia ai parchi a tema come Disney o il Kennedy space centre – quest’ultimo il luogo che più mi è piaciuto – ma anche alla montagna di “modelle” e ragazzine che nei weekend e alla sera popolavano Ocean Drive alla ricerca di qualche bel rampollo di buona famiglia o semplicemente per far sfoggio di se stesso. Ovviamente gran parte di loro mostravano decoltee abbondanti o labbra carnose, di certo non opera di madre natura ma di qualche bravo chirurgo plastico. Anche l’occhio vuole la sua parte.

WP_20160113_10_36_28_Pro
Il simbolo della città di Naples
IMG-20160115-WA0004
Downtown Tampa

Una cultura superiore e più avanti

Per quello che ho potuto vedere, siamo decisamente indietro rispetto agli statunitensi -magari poi in altre zone degli USA non è così – sia dal punto di vista tecnologico che culturale. La tecnologia fa parte della vita quotidiana. Al di la degli iPhone utilizzati per stare costantemente in internet, qui si paga col cellulare, si usa Uber per andare in giro, si telefona tramite skype e viber mentre si è in autobus e si ordina al tavolo del ristorante tramite tablet. Ma è stato il comportamento delle persone ad avermi colpito più di tutto: intanto si guida meglio. Strade più larghe, segnaletica più ampia, rispetto dei limiti, delle precedenze e soprattutto dei pedoni, quando da noi i limiti sono un optional e investire il pedone è un obbligo. Abbiamo avuto a che fare con gente disponibilissima, sorridente e pronta a darti una mano. Alla partita dei Miami Heat, oltre ai controlli all’ingresso, tutti gli inservienti e gli addetti ci hanno indicato e aiutato sempre sorridendoci. Ho assistito a partite di calcio in Italia e per chiedere qualcosa abbiamo chiesto informazioni a gente scocciata e musona. In giro in auto o a piedi ci siamo ritrovati spaesati o alla ricerca di informazioni, e le abbiamo ottenute senza chiederle perchè chi riconosceva in noi volti non familiari capiva che c’era bisogno di aiuto –  su questo spenderò qualche parola in dettaglio nei prossimi post -.

Cibo: Italia quanto mi sei mancata.

In fatto a cucina non ci batte nessuno. In appartamento a Miami ci siamo mangiati qualche pasta, ma la qualità non era uguale alla nostra. Ma è stato nei ristoranti che abbiamo visto il top. Panini alti come grattacieli accompagnati da patatine fritte, hamburger circondati da verdura e salsette varie, con patatine fritte, fish and chips, hot dog e patatine, patatine fritte e ancora patatine fritte. L’80% del cibo è accompagnato da french fries. Saranno buone ma mangiarle troppo spesso fa male. Abbiamo provato anche la pizza, che ovviamente è lontana anni luce dalla nostra. Ho provato a sviare dalla monotonia di fast food e patatine mangiando un piatto piccante per cui vado pazzo: i nachos. Ne ho mangiati più in due settimane che in tutta la mia vita. Oltra alla pasta, alla carne e alla pizza, mi è mancato moltissimo il caffè. La loro acqua sporca all’aroma di caffè ci ha accompagnato fino al penultimo giorno, quando per caso in un fast food abbiamo visto la macchinetta dell’espresso. Era come acqua nel deserto.

InstagramCapture_abe259e8-f368-4134-9199-be5f3a50e5a0
Kennedy Space Centre di Cape Canaveral

Da tutto questo, Miami si scosta leggermente. Resta pur sempre una grande città, col suo elevato tasso di criminalità nelle zone meno turistiche ma a South Beach non correte pericoli. E’ comunque un luogo dove la guida diventa più difficile, sebbene sia rispettato il codice stradale come detto prima, ma se sbagli o ritardi la partenza, ti arriva una strombazzata dall’auto che ti segue. Anche qui abbiamo trovato gentilezza, ma abbiamo anche trovato persone che avevano comportamenti giudicati bizzarri, strani o a cui non siamo abituati, per chi, come noi, si reputa normale: ragazze che simulavano scene di sesso in piena Ocean Drive con gente sconosciuta, nullafacenti che riposavano all’ombra delle palme a pochi passi dalla spiaggia, manager in giacca e cravatta in pausa pranzo che mangiavano un panino mentre erano al telefono e sotto il sole di Miami Beach, coppie omosessuali che passeggiavano mano nella mano, culturisti e palestrati che svolgevano esercizi dall’alba al tramonto davanti a tutti nel parco. Devo ammettere che il tutto ciò mi è piaciuto. Ancora una volta mi confermato come la varietà renda bello il mondo.

WP_20160118_11_05_12_Pro
Torretta di salvataggio a South Beach

C’è una cosa che però non vi ho detto: quella che abbiamo rischiato di non partire. Da due giorni prima della partenza, io e Riccardo non riuscivamo a fare il check in da Vienna a Miami, nè online nè al banco – ci avevano detto e credevamo fosse un problema di ESTA, si è scoperto poi che era un problema del sistema della linea aerea – e dopo circa mezzora di attesa ad ogni banco per l’imbarco, siamo riusciti a salire a bordo pochi minuti prima del decollo senza la carta d’imbarco. Prima di salire addirittura si erano premuniti di verificare con l’ufficio immigrazione che potessimo entrare negli USA. Ci avevano dato conferma, ma non ero tranquillo. Come se non bastasse, ho pure fracassato gli occhiali, quindi per due settimane ho dovuto guidare con il navigatore a lato- la mia compagna Silvia – oltre che di fronte.

InstagramCapture_c1926db5-b0d0-4c83-9d18-ba801e71e352

E’ stato un viaggio, ma anche un’avventura. Ve la racconterò dettagliatamente nei prossimi post. Stay tuned!

 

WP_20160112_15_27_24_Pro
L’ufficio postale più piccolo d’America a Ochopee, nelle Everglades