Sinceramente se mi dovessero chiedere in quale località del Mar rosso andare, non direi Sharm o Marsa Alam o Hurgada, ma il luogo che più mi ha sorpreso ed affascinato: Dahab, con il suo Blue Hole.

Piccola parentesi. Purtroppo in questo post non ho potuto scattare foto al di sotto del mare, non avevo una macchina subacquea, quindi vi dovrete accontentare e dovrete viaggiare con la fantasia.

Detto questo, partiamo un mercoledì mattina dal nostro villaggio di Sharm alla volta di Dahab, situata a 100 km più a nord della località turistica più famosa del mar Rosso. Partiamo con tre jeep, ognuna contenente dieci persone. Raggiungeremo Dahab dopo un’escuraione nel Sinai. Gli scossoni del deserto e il viaggio al contrario mi fanno crescere la nausea che per fortuna viene mitigata da un te’ beduino poco prima del nostro arrivo a Dahab.

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Quando arriviamo ci viene spiegato l’origine del nome: Dahab significa  “oro” e deriva dal fatto che le sue spiagge sono gialle come l’oro ma anche dal mercato dell’oro che si svolgeva nella stessa città, che visiteremo successivamente.

I cammelli ci portano fino alla tenda beduina dove ci sistemiamo e ci prepariamo per lo snorkeling. Un pontile dalla riva si estende fino al perimetro, e con molta paura ci tuffiamo dentro. Il Blue Hole è stato causato in passato da un crollo naturale della roccia dove poi la vegetazione e la fauna marina hanno proliferato fino ai giorni nostri.

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Il tuffo nell’acqua blu sembra volermi risucchiare fino al fondo. La soggezione e la paura iniziali vengono sostituite dalla sicurezza che tanto non affonderò e inizio a nuotare sul perimetro del “buco”. Il suo diametro è di circa 60 metri e lo percorro tutto. Nel frattempo sono circondato da una miriade di pesci colorati e colorati che si muovono al ritmo delle onde. I pesci sembrano talmente abituati alla presenza umana che non sembrano nemmeno preoccuparsene più di tanto. Tra i vari pesci colorati, il principino del reef sembra essere lui, il Pesce Pagliaccio, conosciuto anche come Nemo, dall’omonimo cartone Disney.

Effettuato il giro del perimetro, usciamo dal buco verso il mare aperto. Attenti a non tagliarci sugli affilatissimi coralli, è qui che si vede la vegetazione più bella, con i soliti pesci ma con una parete che scende verso il fondo dove i coralli sono ancora più belli di quelli all’interno. Si vede fino a quasi trenta metri di profondità. La guida ci raccomanda di stare in gruppo e di non allontanarci troppo dalla parete del reef, in quanto la corrente ci potrebbe portare al largo.

PESCE LEONE

Usciti dall’acqua, mentre mangiamo seduti in tenda beduina, ci viene raccontato che il Blue Hole, oltre che famoso è anche famigerato: è altresì conosciuto come il cimitero dei sub. Ci sono molte targhette a ricordare i nomi dei sub scomparsi. Il tutto è dovuto alla voglia di chi si immerge di superare l’arco, un tunnel sottomarino che permette di passare dal Blue Hole al mare aperto. Il problema è che la corrente è contraria e molto forte, in più molti sub ci arrivano con poca riserva d’aria, trovandosi a metà strada senza poter ne proseguire ne poter tornare indietro. Inoltre la risalita deve rispettare certi parametri per non incorrere in un’embolia. Quindi non fate gli eroi e valutate bene, potreste uscire sconfitti da questa ardua sfida.

Terminata la cena (che lascerà conseguenze intestinali non indifferenti, nei giorni a venire) ci avviamo per le vie della città. Vi sono prevalentemente negozi di souvenir, per surfisti, bar e ristoranti. Rispetto a Sharm però, i ragazzi dei bazar non sono dei mastini che si attaccano alle caviglie e ti trascinano dentro, ma semplicemente ti salutano, ti invitano e al rifiutano semplicemente ringraziano e ti augurano buona vacanza.

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A fine giornata ci ritroviamo col gruppo in una bar dove sorseggiare il Karkadé prima di ripartire. Ammirando il tramonto sul deserto mi passa per la testa il pensiero che Dahab sia l’oro d’Egitto, e che quest’oro si trovi sotto la superficie del mare. Saluto la città con un velo di nostalgia, sperando che chi venga a vederla non la rovini con la sua maleducazione ma che mantenga queste bellezze naturali vive nel rispetto più assoluto.