Dopo circa tre mesi e mezzo di soggiorno in Paradiso, era oramai arrivato il momento di levare le ancore. Mi ero reso conto che la vita a cinque stelle esisteva solo per chi se la poteva permettere. Io l’avevo vista semplicemente dall’altra parte. Le mille contraddizioni delle Maldive le avevo toccate con mano: il lusso contrapposto alla povertà, l’abbondanza alla miseria, la gioia vera alla falsa felicità, i paradossi di questa terra contro i confort più totali. Cose che un giorno sapevo avrei raccontato. Anch’io ho goduto di momenti simili alle 5 stelle – soprattutto durante le escursioni in barca coi clienti – ma per la maggior parte ho vissuto come un locale. La vita da locale devo dire che non è stata affatto male perchè forse mi ha aiutato ad apprezzare il vero valore delle cose. Fino al giorno della partenza, era andato tutto bene. Fino ad allora però. Come ogni viaggiatore che si rispetti, la disavventura è dietro l’angolo. E sarebbe toccato anche a me prima o poi. Era giunto così il mio momento.

L’origine della mia disavventura risale al giorno della mia partenza dall’Italia ma mi avrebbe creato problemi nel momento del ritorno. Ma andiamo per passi, non rigorosamente in ordine. Prenoto il volo di rientro circa una ventina di giorni prima della partenza. La partenza da Malè è fissata alle 2.30 del mattino. Devo quindi lasciare l’isola alle 16.40, alloggiare in un hotel dell’aeroporto per qualche ora e prendere il volo a notte fonda. Dovrò effettuare uno scalo di cinque ore a Dubai e ripartire alle 9.30 ora locale alla volta di Venezia.

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Prima di prendere l’idrovolante ricontrollo che tutto sia in regola: passaporto, biglietti, soldi. Mi accorgo però – primo errore- che la marca da bollo, all’andata, non era stata timbrata, quindi la lascio allegata sulla pagina dell’uscita con una semplice graffetta. “Poi quando arrivo a Venezia la tolgo”. Il volo parte, io arrivo a Dubai, nel frattempo faccio colazione con un ragazzo libanese conosciuto in aereo e poi vado a dormire come un accattone: pavimento come letto, zaino come cuscino davanti al gate d’imbarco per la mia destinazione finale. Arrivato a Venezia, sono il primo della fila ad uscire e mostro il mio passaporto al carabiniere, dimenticandomi la marca da bollo non timbrata – secondo e fatale errore -. “Perchè la sua marca da bollo non è timbrata?” Mi chiede. “Perchè il carabiniere che a Malpensa mi ha controllato non l’ha timbrata”. Faccio per riprendermi il passaporto e per andarmene ma mi ferma. “Lo sa che Lei fuori regola? Lo sa che Lei è passibile di verbale? Lo sa che potrei farla non passare?” Ora, al di la di tutto, che lui si potesse permettermi di non farmi entrare in Italia la vedo come una possibilità remota, visto che c’ero già. Ma ammetto che per un attimo mi sono visto come Tom Hanks che girovagava per l’aeroporto in “The Terminal”. Il Carabiniere mi squadra dal suo metro e novanta e circa cento chili di peso e continua a trattenermi il passaporto. “Posso andare?” Balbetto. Mi riformula la domanda “Come mai la sua marca da bollo non è stata timbrata?” Mi guardo alle spalle, la fila praticamente era interminabile. Imbarazzo totale, mentre il mio colore passa dal rosa al rosso peperone”Non sapevo andasse timbrata” bugia bella e buona. “Bene: allora le faccio sapere che sono 400€ di multa. E che la legge non ammette l’ignoranza”. Prima immagine nella mia mente: quattro banconote da 100€ con le ali. Seconda immagine: porta vuota e pallone da spingere dentro per la vittoria finale. Era praticamente un assist: anziché pensare alla multa ho risposto “Beh se la legge non ammette l’ignoranza, allora chi lavora al suo posto e fa i controlli alla Malpensa dovrebbe sapere che deve mettere un timbro, e non guardare il passaporto e far passare. E’ evidente che chi mi ha fatto passare o non è a conoscenza o non sa fare il suo lavoro.” Colpito in pieno, la curva esultava! Probabilmente il garante della legge non se lo aspettava. Ricordo ancora come mi guardò. Allungò la mano e mi ridiede il passaporto. Non lo ringrazia nemmeno. “E si ricordi che la prossima volta sono 400€” mi disse. Stavo per rispondere d’impulso con un bel vaffa… ma mi bloccai, avrei rischiato oltre ai 400€ più l’offesa a pubblico ufficiale e quindi sarei andato dall’altra parte non all’uscita. Presi il mio bagaglio e mi recai alla mia vita normale.

Ripensandoci bene, ammetto che è stata una cazzata bella e buona quello che ho fatto e mi è servita di lezione. Da allora sto sempre attento. Purtroppo la mia disavventura in terra straniera l’ho già passata a Sharm. Ma questa ve la racconto la prossima volta.

P.S. Ai garanti della legge che leggessero questo post: questa storia potrebbe essere parzialmente o totalmente inventata. E il mio passaporto è andato perso.