Quella di vedere il mondo é sempre stata una fissazione, piú di qualsiasi altra cosa.

Nei primi anni della mia vita non ho mai avuto l’opportunità di viaggiare coi miei: sentirsi dire  “andiamo in vacanza” era un desiderio che credo non avrebbe trovato realizzazione nemmeno con una supervincita alla lotteria. Le ferie più belle che mio padre abbia mai trascorso sono state quelle in cui curare il giardino, portare a spasso il cane ed eseguire lavori domestici di ogni genere era il massimo del divertimento. Mia madre si adeguava e lavorando in un ristorante e soprattutto nei weekend, fa capire come ne derivassero anche pochissime gite fuori porta. Al massimo si recava in spiaggia nelle sue ore libere. Quando lui lavorava, lei in era in ferie. Quando lui era in ferie, lei lavorava. Perfetto direi, no? E non c’è mai stata una volta in cui uno dei due si sia preso dei giorni per soddisfare la nostra voglia di posti nuovi, nonostante le nostre continue richieste. Così ci ho pensato da solo e ho iniziato a viaggiare per conto mio. Avevo diciannove anni. Prima di allora, solo gite scolastiche o qualche rarissima scampagnata in montagna con parenti o amici dei miei genitori. Decisamente non ero soddisfatto, ma anche se ero troppo piccolo il desiderio di viaggi cresceva.

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Dopo l’ennesima stagione estiva di lavoro al mare, con altri tre inseparabili amici decidiamo di partire. Destinazione: Stintino, Sardegna. Sovraccarichiamo il Peugeot 206 e via. E’ il settembre 2001, la macchina parte impennata. Sarà il primo viaggio di una lunghissima serie.

L’evasione mi piace, mi fa sentire bene. E’ in quei giorni che decido: andare a vedere nuove mete è quello che fa per me. Da allora, ci saranno moltissimi altre volte partenze con la macchina sovraccaricata di valige e bagagli. Cambieranno i compagni di avventura, a volte saranno gli stessi, ma cambieranno le destinazioni e le persone.

Non sono un abitudinario, quindi faccio molta fatica a ritornare nello stesso posto una seconda volta. D’accordo come non detto, lo ammetto… Madrid e Firenze ormai mi hanno adottato, ci sono stato tre volte. E dovrò pure tornare a Londra. Ma quando vado in una città, isola o luogo che sia, cerco di assimilare più che posso perché so che non ci tornerò più. Fortunatamente mia mamma mi ha dotato di una memoria di ferro (grazie Mami 😉 ) e avevo il brutto vizio di ritenere la fotografia inutile perchè quello che portavo a casa era nel mio cuore e nella mia mente. Quindi per molti dei miei viaggi, nessuno scatto. Col senno di poi ritengo di aver commesso una enorme cazzata. Anche perchè, col passare degli anni, ho sviluppato un certo interesse per la fotografia e ora…beh giudicherete voi quando pubblicherò i miei scatti.

 

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Io intanto, da quel settembre 2001 continuo a girare. Mi sono chiesto più volte perché continui a farlo ma la risposta è sempre la stessa: ormai è diventata una droga, qualcosa di cui non posso più fare a meno, una necessità, un bisogno di conoscenza e confronto con altre culture. Sento la necessità di evadere almeno due volte l’anno da casa, stare troppo tempo tra le mura domestiche mi agita, mi fa sentire un leone in gabbia, soprattutto mi rende nervoso. E allora per non sentirmi mai fermo, per prepararmi mentalmente e portare la mia testa già a zonzo per il mondo, quando ritorno a casa, mentre disfiamo la valigia mi chiedo quale sarà la prossima destinazione. E qui mi ritorna sempre la stessa domanda: dove andiamo la prossima volta? La risposta è sempre la stessa, meno male che il finale è sempre diverso. 😉

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